Providermag intervista i Jamaica

Ma i Jamaica non erano due? Si lo sono, ma il terzo che vedete sulla sinistra dello schermo è il turnista, alla batteria, che non si è tirato indietro alla foto cover della nostra intervista realizzata alla band passata in tour in Italia.
Cominciando proprio dall’inizio, ovvero dai Poney Poney la vostra precedente band. Come mai si è sciolta?
Eravamo in tre e quando il nostro batterista se ne è andato abbiamo pensato che forse sarebbe stato meglio riniziare con una nuova band, con un nuovo nome e tutto nuovo, nonostante abbiamo poi mantenuto una o due canzoni prodotte precedentemente. Nessuno sapeva che queste pezzi erano frutto dei Poney Poney, e che erano state prodotte precedentemente ed è stata la cosa migliore. Abbiamo pensato che Jamaica, un luogo dove è iniziato un genere musicale, il raggae anche se ne siamo drogati, un luogo che ci piacerebbe visitare e al quale ci saremmo avvicinati scegliendolo come nome. Siamo così arrivati alla conclusione che fosse il nome giusto per riiniziare da capo ed è stata la cosa migliore perché ora c’è molto più equilibrio di prima.
Perché avete scelto di chiamarvi Jamaica?
Non c’è un vero senso. Volevamo trovare un nome che portasse in sé un mix tra Madonna, Nirvana, Jamiroquai e gli Oasis (Sorride). Seriamente, volevamo omaggiare il metal, visto cha ammiriamo molto le band con questo genere musicale in America, da Boston, Chicago a New York Abbiamo fatto una sorta di brainstorming ed è uscito fuori che ci piacciono molte band che finisco in ‘A’ come i Metallica, Sepoltura. Se ci pensi è poi è un pò come con il nome Coca Cola, che finisce in A e che richiama subito al suo logo Ci sono anche dei gruppi indie che hanno dei nomi ci piacciono allo stesso modo. così come dei posti che colleghiamo inevitabilmente alla musica, e il primo pensiero è andato al reggae anche se noi suoniamo un altro genere. Così siamo arrivati a Jamaica la risposta migliore che è uscita.

Quanto è stato lungo il percorso per arrivare a No Problem?
Abbiamo cominciato a registrare l’album prima di aver deciso il nome Jamaica. Siamo amici con Xavier dei Justice, da tempo e lui si è reso subito disponibile per lavorare alla produzione dell’album e ha chiamato Peter Franco per la vera e propria produzione. Andammo negli studio per lavorare alla registrazione e c’erano i Phoenix a completare il loro album. Eravamo molto sorpresi ed interessati perché siamo dei grandi fans dei Phoenix. Ci siamo conosciuti lavorando e scherzando nello stesso studio di registrazione siamo entrati in contatto e quando ci hanno chiesto come ci chiamavamo gli abbiamo risposto:”Jamaica” la loro reazione è stata:”Cool”. Eravamo abbastanza sorpresi perché durante la registrazione dell’album abbiamo avuto così modo di far sentire i nostri pezzi ai Phoenix per sapere cosa ne pensassero. Ci diedero una serie di consigli, anche sulle influenze da prendere fuori dallo studio. Così cominciammo a registrare l’album mettendoci un anno da gennaio 2009 a gennaio 2010. Finimmo di registrare l’album a Londra in casa, ma se uniamo tutte i vari momenti eliminando le pause, abbiamo chiuso il tutto in soli sei mesi.
Xavier dei Justice è stato uno dei vostri produttori, il vostro primo video fu diretto da SoMe, il vostro logo è su una t-shirt dei Cool Cats, quindi, quando comincio’ questa amicizia con la crew della EdBanger?
Ero al liceo con Gaspard, avevo amici in comune con Xavier e Flo, quindi ci ritrovammo tutti insieme. E poi So Me, era un amico di Gaspard, che poi incontrò Pedro e comiciò a lavorare per le produzioni dei Justice, così come per il brand Cool Cats di Pedro. Eravamo tutti amici insomma e così cominciò anche un rapporto professionale. SoMe voleva fare un video e ‘I Think I Like U2’ era il pezzo giusto. Il nostro approccio fu quello tra amici e così continua ancora oggi.

Sono rimasto infatti incuriosito quando ho visto la prima t-shirt di Jamaica su Cool Cats. Mi chiedevo di quale nuovo progetto si trattasse visto che di solito tendono a stampare le cover degli album o i nomi degli artisti che producono su EdBanger.
Si infatti, anche il progetto con la nuova t-shirt Jamaica su Cool Cats è nato sempre in maniera naturale. Siamo stati fortunati ad avere persone che sanno come si lavora ad un video e alla registrazione di un album e per di più essere anche amici. Sono ragazzi su cui possiamo contare. Sono persone che vediamo spesso. Sai Parigi è come Roma, le persone frequentano bene o male gli stessi giri.
Parliamo dell’altro vostro video “Short Entertainment”, avevate Igor dei Sepoltura alla batteria e Jeremie Rozan and Martial Schm di Surface to Air dietro la cinepresa. Elementi molto buoni….
Consciamo Jeremie già da molto tempo e abbiamo conosciuto Igor quando è venuto in Francia a suonare con l’altro suo progetto di musica elettronica, i Mixhell in cui lui suona la batteria mentre la moglie mette dischi. È un ragazzo molto disponibile e alla mano, anche lui è un amico di Xavier con il quale ha suonato. Jeremie ha pensato subito a lui per il video, poteva essere divertente. Volleva riprodurre una sorta di atmosfera heavy metal giocando con Igor alla batteria. Non penso però che i fans dell’ heavy metal lo abbiamano riconoscano alla batteria perché non credo che I fans dell’heavy metal lo guardino (sorride).

