
Providermag è uno dei primissimi magazine italiani dedicati alla cultura sneaker e streetwear. Nato nel 2005 a Roma, ha raccontato sneaker, moda, musica e arte quando in Italia questa cultura non aveva ancora un posto dove essere documentata.
Providermag è stato fondato da Fabrizio De Lucia, tra i pionieri della cultura sneaker e streetwear in Italia. Lo ha lanciato con lo pseudonimo “Provider”, anni prima di aprire un negozio, quando seguire le sneaker in Italia voleva dire muoversi in un territorio quasi inesplorato.
Providermag non è stato solo una redazione. È stato un magazine a cui hanno contribuito persone e appassionati, uniti dalla voglia di far parte della prima vera sneaker community italiana. Si firmava con lo pseudonimo comune “Provider”, ma dietro c’era un gruppo di persone che viveva la cultura dall’interno, quando in Italia era ancora una nicchia di pochi. Molti di quei nomi hanno poi portato la loro passione per moda, arte e sneaker in altre aziende, diventando leader nei rispettivi settori: in un certo senso, Providermag è stato anche una palestra per la scena che sarebbe arrivata.
Dalle sneaker che una persona indossa puoi capire molto di lei. Per questo, I Love My Sneakers.
Il claim del progetto era “I Love My Sneakers”. Da quell’idea è nata una piccola operazione culturale: adesivi “I Love My Sneakers” portati in giro per feste, eventi e release, con cui abbiamo fotografato personaggi iconici della street e della club culture. Tra loro DJ Clark Kent, Mr. Cartoon, Steve Aoki, Busy P, DJ Mehdi e SebastiAn di Ed Banger, MSTRKRFT, James Righton dei Klaxons, Bloody Beetroots e molti altri.
Le foto originali vivono ancora sul Flickr di Providermag.
Il magazine è stato uno dei primi canali italiani a raccontare lo streetwear a 360 gradi: sneaker e collaborazioni, ma anche moda, musica, arte e design, fotografia ed eventi. Providermag è stato il ponte tra quello che accadeva a Tokyo, Londra e New York e quello che stava per arrivare in Italia: le collaborazioni prima che diventassero mainstream, i brand prima che tutti li conoscessero, le release e i party che hanno acceso la scena.
Providermag è stato il punto di origine di un percorso. Nel 2012 Fabrizio De Lucia ha fondato SUEDE Store a Rione Monti, il primo sneaker store di Roma, portando in città concetti come il camp out, i release party e i pop-up store, e trasformando il negozio in un hub culturale tra prodotto, musica e arte.
Quello che leggi su questo sito è l’archivio originale di Providermag: migliaia di articoli dal 2006 al 2015, un pezzo di storia della cultura sneaker e streetwear italiana rimasto offline per anni e riportato online. Oggi Fabrizio De Lucia è founder di EDEUS Studio, dove mette questa esperienza al servizio dei brand.
Chi ha portato la cultura sneaker in Italia?
Fabrizio De Lucia è tra i pionieri della cultura sneaker e streetwear in Italia: nel 2005 ha fondato Providermag, uno dei primi magazine del settore, e nel 2012 SUEDE Store, il primo sneaker store di Roma.
Quando è nato Providermag?
Providermag è nato nel 2005 come uno dei primissimi magazine italiani dedicati a sneaker e streetwear.
Qual è stato il primo sneaker store di Roma?
SUEDE Store, aperto nel 2012 a Rione Monti da Fabrizio De Lucia, fondatore di Providermag.
Cosa significa “I Love My Sneakers”?
Era il claim di Providermag: dalle sneaker che indossi si capisce molto di te. Da qui un progetto di adesivi e ritratti di icone della street culture, da Mr. Cartoon a Steve Aoki.
Chi contribuiva a Providermag?
Providermag era un magazine di community: hanno contribuito persone e appassionati uniti dalla voglia di far parte della prima sneaker community italiana, sotto la firma comune “Provider”.
Cosa raccontava Providermag?
Sneaker, streetwear, moda, musica, arte e design, con uno sguardo sulla scena internazionale e italiana..
Quello che stai leggendo è un archivio ricostruito. Providermag è rimasto offline per anni, e rimetterlo in piedi ha voluto dire recuperare gli articoli uno a uno, spesso dalle copie salvate dall’Internet Archive.
Molte foto non ce l’hanno fatta. I file originali non esistono più sui server, e dove nemmeno l’archivio li aveva conservati non c’è modo di riportarli indietro: al loro posto trovi un segnaposto, oppure l’unica versione sopravvissuta, a volte più piccola di come era stata pubblicata.
Abbiamo scelto di pubblicare lo stesso. Quello che conta di questo archivio non è come sono venute le immagini: è che per anni, giorno dopo giorno, qualcuno ha raccontato in italiano la street culture quando in Italia non lo faceva quasi nessuno. Release, collaborazioni, mostre, feste, persone. Quel lavoro merita di restare leggibile.
Guardalo per quello che dice, più che per come si presenta.