HTM On the Record

HTM On the Record

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Oggi vi portiamo a fare un viaggio nella storia di Nike, parlando del misterioso progetto HTM.

Hiroshi Fujiwara, Tinker Hatfield e Mark Parker raccontano per la prima volta la loro collaborazione che dal 2002 ha dato vita a oltre 20 iconiche silhouette in grado di esaltare al massimo l’innovazione nello sport style e di aprire la strada alle più importanti tecnologie applicate al footwear design.
Partendo dall’interpretazione unica dell’iconica Air Force 1 nel 2002, la collab HTM si è poi evoluta nel tempo esplorando ed esaltando nuovi concept di design come Nike Sock Racer, fino ad introdurre, otto anni più tardi, la rivoluzionaria tecnologia Nike Flyknit con le silhouette Nike HTM Flyknit Racer e Nike HTM Flyknit Trainer+. La stessa tecnologia – alla quale questi modelli hanno aperto la strada cambiando per sempre il concetto di design applicato al footwear – ha fatto la sua comparsa nel 2014 per la prima volta nella storia su una silhouette performance basketball: la KOBE 9 Elite Low HTM, frutto dell’unione tra HTM e Kobe Bryant.

GLI INIZI

Hiroshi Fujiwara: Quando ho incontrato Mark per la prima o la seconda volta, prima che diventasse CEO, mi chiese, “Se dovessi realizzare qualcosa per Nike, che cosa sarebbe?”. Risposi che ciò che avrei voluto fare sarebbe stato dare il mio aiuto nell’elevare alcuni modelli.

Mark Parker: Viaggiando molto in Giappone sono entrato in contatto con Hiroshi. Ovviamente io e Tinker abbiamo lavorato insieme per anni a progetti trai quali Air Max 1, Air Trainer 1, ACG e Jordan. Con Hiroshi abbiamo passato molto tempo a parlare di prodotto e design, così a un certo punto abbiamo capito che, invece di continuare a discutere delle nostre idee, avremmo dovuto renderle concrete e fare finalmente qualcosa.

Tinker Hatfield: Sono convinto che alla fine l’idea di HTM sia stata di Mark. Lui sa davvero come mettere insieme le persone giuste.

Mark Parker: Ho sempre creduto che le migliori partnership nascano da connessioni autentiche. Ed è così che si è formato HTM, tutto accadde in modo molto organico.

Hiroshi Fujiwara: Altre aziende si sono avvalse di acronimi per le proprie collaborazioni, così come nome in codice, ho utilizzato HTM per ricondurre la nostra a Hiroshi, Tinker e Mark. Ma non ho mai immaginato che ne sarebbe diventato davvero il nome ufficiale.

Mark Parker: Abbiamo dato al progetto la sua identità attraverso l’associazione con le nostre iniziali, che all’inizio appariva senza significato per la maggior parte delle persone che le vedessero. “HTM” era un nome semplice e arrivò a rappresentare l’impronta di ognuno di noi sul processo di design.

TALENTI COMPLEMENTARI

Mark Parker: Ognuno di noi ha un diverso stile e approccio al nostro lavoro, cosa che sono convinto renda il risultato di questo lavoro molto più forte. Si potrebbe paragonare questo nostro processo a una sessione di jazz – come fossimo musicisti che fanno riff e costruiscono idee l’uno su quella dell’altra. A volte partiamo da un’idea specifica sulla quale uno di noi è ossessionato, altre invece il processo è più libero.

Hiroshi è più un designer-stylist che un designer puro. Possiede un innato senso per lo stile, la semplicità e la portabilità di un capo, e un occhio attento verso il modo in cui il design si adatta allo stile di tutti i giorni.

Il lavoro di Tinker parla da solo. Ha contribuito al conferimento di un nuovo livello di personalità al prodotto, non solo al footwear, che il mondo non aveva mai conosciuto. Ha dato vita a progetti lavorando fianco a fianco con gli atleti e andando a fondo sotto la superficie per portare alla luce i loro insight – non solo relativi alla loro performance ma anche alla loro vita – e creare così un prodotto ad alto livello di performance che sapesse anche raccontare una storia.

Tinker Hatfield: Mark interpreta il ruolo che è sempre stato suo. E’ un designer ma è anche stato uno sviluppatore e ha trascorso molto tempo in laboratorio. In più, ha sempre avuto la capacità di scegliere le persone con le quali lavorare e i progetti più giusti ai quali dedicarsi. E’ poi un vero genio nel rifinire, curare e riorganizzare. Per fare un esempio, anche il suo stesso ufficio è curato meravigliosamente. Ci son oggetti d’arte e memorabilia provenienti da percorsi di vita diversi, ma in qualche modo, accostati tra loro, divengono la perfetta rappresentazione del suo modo di pensare.

Mark Parker
: Il ruolo assunto da ognuno di noi varia a seconda del progetto. Restando sull’analogia con la musica, chiunque si trovi al centro del palco ruoterà poi in modo naturale in qualsiasi progetto. Può accadere l’influenza di una persona cresca in modo importante e sarà possibile percepirlo nel prodotto finito.

L’OPPORTUNITA’

Mark Parker: HTM è un luogo in cui giocare, sperimentare e testare nuovi concept. Abbiamo molta libertà di lavoro di inventare senza le aspettative della commercializzazione su grande scala e, come piccolo team, possiamo lavorare in modo molto veloce. Più in generale, HTM può essere una fonte di ispirazione per i team di design in senso più ampio. A volte, abbiamo spinto oltre i confini su nuove idee per il brand. Abbiamo introdotto woven – che penso abbia sorpreso molte persone. Con Sock Dart siamo poi stati in prima linea nell’utilizzo della tecnologia knit. E abbiamo poi introdotto la tecnologia Flyknit attraverso un pack di scarpe HTM in grado di enfatizzare la resa estetica di questo nuovo processo di costruzione.

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La collab HTM fa il suo debutto nel 2002 con una reinterpretazione unica della Nike Air Force 1. Avvalendosi dell’approccio esigente che ha definito la cultura del conoscitore giapponese, la silhouette presentava un pellame premium morbido declinato nei colori del nero e marrone, dettagli minimali come la sigla “HTM” sul plantare e cuciture a contrasto.

Tinker Hatfield: All’inizio, HTM è stato un esercizio di elevazione di design classici attraverso l’impiego di colorazioni e materiali inaspettati.

Hiroshi Fujiwara: In quel momento non era comune il concetto di senakers di lusso. Così all’inizio HTM rappresentò l’opportunità di aggiungere alle senakers un senso di particolare ricercatezza.

Mark Parker: Con HTM, non ci sono davvero limitazioni. Non dobbiamo preoccuparci di scendere a compromessi sui materiali perché solitamente non creiamo qualcosa che verrà prodotto su larga scala. Così per la Air force 1 volevamo realizzare una versione premium impiegando un pellame di alto livello. E invece di utilizzare una colorazione legata al mondo performance, abbiamo enfatizzato le linee classiche della scarpa attraverso l’applicazione di cuciture a contrasto.

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HTM si evolve nel 2004 per sottolineare nuovi concept di design. Probabilmente nessun concept HTM era stato sino ad allora ambizioso quanto la Nike Sock Dart. Rifacendosi allo spirito pionieristico e innovativo di Nike Sock Racer, la scarpa vedeva impiegata una tecnologia di knitting computerizzato per la costruzione della tomaia, offriva un supporto extra grazie allo strap in silicone posizionato sul collo del piede ed era costruita su una suola dal look altamente progressivo.

UNO SGUARDO AL FUTURO DI NIKE

Mark Parker: La Sock Dart è il risultato delle sperimentazioni del team di Tinker sulle macchine a tessitura circolare. Parte fondamentale del processo di produzione di footwear ispirato alla calza ebbe proprio inizio con la Sock racer della metà degli anni ’80.

Tinker Hatfield: Il progetto rappresentava una sfida che vedeva coinvolta lavorazione a maglia circolare, che per noi avrebbe rappresentato il vero futuro del design del footwear. Ma quando per la prima volta abbiamo lanciato la scarpa non avevamo realizzato molti esemplari – e in pochi se ne erano resi conto. Ma immediatamente dopo, ricordo che Hiroshi volle includerla in HTM.

Hiroshi Fujiwara: Più tardi in Giappone mi accorsi del suo impatto sul mercato. Ripetevo continuamente a Mark e Tinker che la scarpa era così interessante e futuristica che avremmo dovuto riproporla. Decidemmo così di elevare la silhouette attraverso HTM.

Tinker Hatfield: Vi dirò – una delle ragioni per le quali ho preso parte ad un progetto di questo tipo è che ti offre la possibilità di svelare delle “gemme” allle quali in pochi avevano prestato attenzione. Facendolo, puoi innescare il pensiero sul futuro del design. La Sock Dart ha aiutato le persone a ripensare alcuni dei progetti in lavorazione dal momento che iniziavamo a lavorare molto con la lavorazione a maglia e che quella su cui stavamo lavorando era una scarpa tanto avanzata e futuristica.

Mark Parker: Era un importante passo in avanti che ci avrebbe condotto a quella checon Flyknit sarebbe diventata la costruzione a tessitura piatta della tomaia. Stavamo dunque lavorando su progetti che avrebberp innescato una scintilla per il brand.

Hiroshi Fujiwara: Invece che aggiornare ciò che già esisteva, HTM iniziò a presentare nuove idee mai presentate sino ad allora.

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Otto anni più tardi, il lavoro di Nike con la lavorazione a maglia compì un passo decisivo con l’introduzione, da parte della compagnia, della sua rivoluzionaria tecnologia Flyknit. HTM rappresentò la scintilla, applicando questa tecnologia in grado di conferire supporto, massima leggerezza e sostenibilità alla Nike HTM Flyknit Racer e alla Nike HTM Flyknit Trainer+.

Mark Parker: Riuscivamo a intravedere innanzi a noi l’immenso potenziale di Flyknit. Era evidente che stavamo riscrivendo le regole della progettazione a servizio della performance. Quando abbiamo realizzato il salto che saremmo stati in grado di fare attraverso l’impiego di Flyknit in sostituzione al tradizionale processo di costruzione taglio/cucito, era come mettere a confronto aerografo e collage. La precisione è estrema. Potevamo ora progettare nei minimi dettagli qualunque soluzione desiderassimo – supporto, flessibilità o traspirabilità – attraverso la lavorazione dei fili e dei pattern di tessitura.

Hiroshi Fujiwara: Le scarpe Flyknit hanno un look semplice ma sono allo stempo tempo estremamente tecniche. Ho potuto capire quanto incredibile questa tecnologia fosse. Ma nei primi sample, era difficile capire che la tomaia della scarpa fosse effettivamente realizzata a maglia. Così allo scopo di rendere visibile al massimo la costruzione a maglia e priva di cuciture, consigliai al team di servirsi dei colori per raccontare il nuovo concept, ad esempio mixando tra loro fili di colre diverso.

Tinker Hatfield: In qualche modo HTM ci diede l’opportuntà di agevolare l’ingresso di una tecnologia tanto rivoluzionaria sul mercato. Avremmo potuto imparare da questo lancio, far conoscere la tecnologia alle persone, e partire da lì per lo sviluppo futuro. Così a mio parere, questa release Flyknit è stato il miglior esempio dell’obiettivo e del potenziale di HTM.

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Nel 2014, HTM lavorò per la prima volta su un prodotto performance da basketball. La KOBE IX Elite Low HTM è stata la prima scarpa low cut Nike Flyknit della storia, superando il confine tra campo da gioco e cultura. I suoi lacci floccati, il motivo a squame di serpente riflettente erano rappresentativi dell’approccio ossessivo alla cura del dettaglio e dell’approccio inarrestabile di Briant al footwear.

IL LAVORO CON KOBE

Hiroshi Fujiwara: La KOBE 9 Elite Low HTM ci ha permesso di celebrare la grande evoluzione di Flyknit. Quella che inizialmente era stata una tecnologia applicata al running poteva ora essere messa al servizio degli intensi movimenti diagonali del basketball.

Tinker Hatfield: Sicuramente non sono stato coinvolto in modo diretto nel design della scarpa ma ho affiancato Eric Avar durante il suo sviluppo, e a mio parere si è trattato del prodotto meglio realizzato, progettato e testato che abbiamo mai messo insieme. Una superba combinazione di tecnologia e insight dell’atleta.

Mark Parker: Kobe è un atleta che ha sempre desiderato avvalersi delle ultime tecnologie nel proprio footwear, e sembrò così perfetto che la sua fosse la prima scarpa a cui un atleta dava il proprio nome ad essere rivisitata da HTM. Ne era davvero entusiasta e penso abbia apprezzato molto la connessione con HTM.

L’EREDITA’ DI HTM

Mark Parker: (Quando prese vita) HTM era un progetto molto spontaneo e motivato dal desiderio fondamentale di esplorare e realizzare qualcosa di interessante. Il processo è emblematico di come il brand si approcci al design. Nike è un luogo in cui la migliore esplorazione è quella realizzata insieme.

Tinker Hatfield: Storicamente, ogni business nasce dall’innovazione e da quanto altri non hanno mai realizzato prima. HTM ha rappresentato uno dei più chiari esempi di percorso verso questo obiettivo finale. Un progetto incredibilmente appagante del quale sono onorato di essere parte. In più, assicura un sacco di divertimento. E ci porta a infrangere le regole del gioco. Come si può non amarlo?

Via Nike.