Vanity Fair intervista Kanye West

Vanity Fair intervista Kanye West

La rivista di moda statunitense Vanity Fair è riuscita gentilmente a intervistare il caro Kanye West subito dopo il lancio della sua Yeezy Season 2 chiedendogli alcune delucidazioni a riguardo, che noi vi abbiamo riportato qui sotto.

Parlaci un po’ della tua collezione, quando hai iniziato a lavorare sulla Yeezy Season 2?
Ho iniziato ad avere qualcosa in mente sulla mia seconda collezione non appena finita la presentazione della Yeezy Season 1, infatti ora mi sto già concentrando su quella che sarà la mia terza stagione. Diciamo che è iniziato un lungo periodo che desidero portare avanti, ma purtroppo la molta visibilità che ho sui paparazzi influisce molto sul mio lavoro e quindi sono costretto a pensare subito a quello che farò nelle mie prossime cose.
Ad esempio alcuni dei prodotti che abbiamo visto in questa Yeezy Season 2 le avevo già in mente durante la mia prima uscita.

Sappiamo che sei una persona che si occupa di molte cose, ci chiedevamo come fai a destreggiarti tra la progettazione di una collezione e tutto il resto?
La cosa più importante per me è sicuramente la mia famiglia, mentre quando lavoro sulla musica sequestro me stesso e lavoro con un team formato da tre, quattro o anche cinque persone esperte e ci focalizziamo solo su quello per almeno due settimane, per quanto riguarda l’abbigliamento invece ho l’ufficio di fronte a casa, così da avere la possibilità di andare e lavorarci tutti i giorni.

Quindi hai due organizzazioni diverse tra musica e abbigliamento o sono interconnessi?
Naturalmente, quando facciamo musica per lo show uso esclusivamente i ragazzi adatti per il suono mentre quando lavoriamo sulle luci uso il ragazzo dell’illuminazione, che tra l’altro è lo stesso dei miei tour. Infine Vanessa Beecroft è colei che prepara sia le coreografie della Yeezy Season che quelle dei miei spettacoli.

Mi piacerebbe parlare del rendimento dello show. E’ stato intenzionale il modo in cui hai esposto le persone bionde con il beige e poi hai costruito gli ultimi modelli tutti neri o lo hai fatto per una dichiarazione politica o solo per creare una scena visiva?
Non aveva niente a che vedere con la razza, era solo il colore degli esseri umani e il modo in cui queste persone lavorano insieme.
Ho soggiornato in un appartamento di Claudio Silvestrin da quando avevo 26 anni, e io amo quei dipinti, ho l’opportunità di lavorare con dei professionisti incredibili e voglio che tutto ciò diventi più di un dipinto in movimento, di una dichiarazione politica, di moda o come la si vuole chiamare, io sono semplicemente un artista che cerca di esprimere se stesso proprio come fa mia figlia quando finisce le sue frasi.

Per quanto riguarda la colonna sonora, c’era una particolare ragione per cui hai scelto proprio “Fade”?
Ho avuto diverse tracce in mente ma ho pensato che Fade era quella adatta e che suonava meglio durante lo Show, inoltre dovevo far in modo che il pubblico di qualsiasi età che guardasse la presentazione non solo in sala ma anche nei 40 teatri di tutto il mondo ascoltasse un brano inedito del mio nuovo album.

L’abbigliamento non è più in collaborazione con Adidas? Le scarpe sappiamo che sono con Adidas, ma la collezione è tutta una cosa vostra?
Esattamente! La scorsa collezione era completamente in collaborazione con Adidas, sia abbigliamento che scarpe, mentre per quest’ultima abbiamo lavorato con loro solo per le sneakers. Per quanto riguarda la collezione di quest’anno abbiamo fatto tutto da soli, ho un team composto da 30 persone che organizza di tutto, come andare per le tintorie e passare per i negozianti.

Per quanto riguarda il discorso presidenziale, hai ancora in mente di metterti in costa per le elezioni del 2020?
Oh, sicuramente!

Per l’intervista completa potete cliccare qui.