Providermag intervista Ronnie Fieg per “Home Field Advantage” Collection

Providermag intervista Ronnie Fieg per “Home Field Advantage” Collection

Lo scorso Venerdì 17 Aprile abbiamo avuto la fortuna di partecipare all’opening party del Pop-Up store di KITH ospitato da Slam Jam Milano, per la presentazione della “Home Field Advantage Collection”. Ovviamente non ci siamo fatti scappare l’occasione per fare quattro chiacchiere con il nostro amico Ronnie Fieg, che in questa nuova intervista ci ha raccontato il “perché” di questo progetto e, riprendendo da dove ci eravamo lasciati la scorsa volta, ci ha parlato di come si è evoluta la sua carriera e la sua creatura, KITH. Vi consigliamo quindi di prendervi qualche minuto e di iniziare questa lettura per conoscere una delle figure più influenti dello streetwear e della sneakers culture.

providermag_intervista_ronnie_fieg_per_home_field_advantage_collection_1

KITH è il tuo progetto, e dalla prima volta che ci siamo incontrati, è cresciuto in modo significativo. Oggi, qui a Milano, abbiamo davanti un altro esempio del potenziale di questo brand. Come hai lavorato per renderlo così forte nel corso degli anni?

Ci sono molte cose che mi hanno aiutato a crescere, ma credo che la più importante sia stata il “team”. Ad esempio quando ci siamo incontrati a Parigi per il progetto “Coat of Arms” avevo 12 collaboratori, ora siamo passati a 48. Ora che ho più “aiuto” sono in grado di passare ad un’altro livello e penso che la nascita del nostro marchio di abbigliamento ci abbia dato più credibilità, anche perché le collezioni sono di volta in volta sempre migliori. Sempre per riferirci al “COA”, abbiamo assistito ad un grande salto in avanti, sia in termini di produzione, che di styling e marketing. Penso che il nostro seguito, i nostri “followers”, siano cresciuti. I social media sono importanti per noi perché è ciò che ci mette in contatto con la gente, ad esempio in Italia penso che nessuno avrebbe mai potuto sentir parlare di KITH se non fosse proprio per Instagram o Facebook, ma anche per i vari blog ovviamente, che con le loro pubblicazioni ci hanno dato una visibilità a livello internazionale. Tutto questo ha fatto evolvere il nostro modo di rapportarci con il pubblico e presentare il prodotto. E’ stato ciclico.

Per la prima volta vengono aperte le porte di KITH ad altri retailers, come ti senti al riguardo? Pensi che KITH sia pronto per una distribuzione più ampia? Non si rischia di “intaccare” l’immagine del brand (e l’hype)?

Questa non è una “distribuzione più ampia”, ci sono solo solo quattro store nel mondo cui è stata distribuita questa collezione. Il progetto è stato comunque tenuto strettamente limitato. Penso che Slam Jam, Colette, United Arrows e Nano Universe, riescano a coprire sufficiente spazio per noi ed interagire con la giusta clientela. E’ molto importante per me il modo in cui i prodotti vengono venduti, e penso che questi quattro nomi sono assolutamente in grado di svolgere il lavoro nel modo migliore possibile, ed è questa la cosa più importante. Quando un altro retailer distribuisce i miei prodotti devo essere sicuro che la nostra visione sia nella stessa direzione, altro motivo per cui ho scelto questi quattro store. Non penso di allargare ancora la distrubuzione, e non tutti i progetti verranno rilasciati, ma solamente due collezioni all’anno ed ogni retailer ha ed avrà uno stock limitato a 12 unità per prodotto (circa 3 unità per ogni taglia).

Sin dagli albori abbiamo visto uno stile ben preciso e riconoscibile nelle collezioni di KITH, a tal punto che cavalcando il vostro successo, molti brand, piccoli o grandi, hanno provato ad emulare e replicare tutto questo. Cosa ne pensi?

Capisco, ma tutto questo non mi interessa più di tanto, non posso guardare a ciò che fanno le altre persone. La cosa fondamentale è che stiamo creando una nostra clientela, una base, che guarda specificatamente al nostro prodotto, alla nostra qualità, al meglio che c’è in questo settore. Prestare attenzione a quello che fanno gli altri brand sarebbe un errore, perché la distrazione è il fattore numero uno per il fallimento, per uscire fuori dai binari e da ciò che invece ci rappresenta. Molti ci imitano, ma da un certo punto di vista lo apprezzo, perché vuol dire che stiamo facendo qualcosa di buono.

Adesso arriviamo a parlare ovviamente del motivo per cui oggi siamo qui, la “Home Field Advantage” Collection. Qual’è la chiave di lettura per meglio interpretare questo progetto?

Il concetto dietro questo progetto era quello di far rivivere NYC e gli USA in altre capitali mondiali della moda: Milano, Parigi e Tokyo. L’ispirazione per la collezione dunque è stata quella di portare l’American Style, in termini di materiali e tessuti al di fuori del mercato americano. Quando ho pensato a dove saremmo poi andati a vendere, volevo essere sicuro di riuscire a portare lì, in prima linea, il “sapore” di New York e degli USA, perché attrarre sui nostri prodotti clienti che vengono da altre parti del mondo è importante per noi, e questo è solo l’inizio. Quando tocchiamo con mano i tessuti, troviamo mesh, plaid, french terry e chambray, notiamo che sono i più usati nella moda dagli americani, e sono questi i quattro materiali che ho usato per l’intera collezione. Il nome “Home Field Advantage” richiama il modo di dire di quando, ad esempio in una partita di basket, una squadra ha il vantaggio di giocare in casa, quello che noi abbiamo dato ai quattro distributori prendendoci la responsabilità di fare bene la partita e di vincerla con il nostro stile.

Ogni volta che esce una tua nuova collezione, noi ci focalizziamo sui dettagli e troviamo sempre qualcosa di interessante. Dalle felpe ai pantaloni, ogni pezzo è davvero unico e mai banale. Questa volta la collezione ci sembra un mix tra estetica vintage e feeling moderno. Come si bilanciano questi due fattori, e da dove tu e il tuo team prendete ispirazione per questo tipo di lavori?

Tutto quello che potete vedere è “custom made”, anche ad esempio il pattern della camicia in plaid (KITH Lincoln Overshirt) è stato disegnato appositamente da noi, con i nostri colori reintepretando il classico degli Stati Uniti. Sempre questa camicia nasconde una zip al posto dei bottoni, e nel colletto potete trovare un filo in ferro invisibile che vi permetterà di reggerlo come meglio volete. Sono pezzi unici, creati ed ideati da noi secondo le nostre abitudini. Se vediamo poi il Dover Sweatpant, come hai appena detto, è proprio una perfetta sintesi tra vintage e moderno, con un pantalone in mesh, ispirato alla divisa del Dream Team USA ’92, sovrapposto ad un pantalone lungo.

Nell’ultima intervista con noi, ci avevi parlato del tuo desiderio di crescere ed evolvere nel mondo della moda. Pensi di poter riuscire ad avere un impatto così forte come nella sneakers culture?

I miei obiettivi sono un po’ cambiati, al momento non cerco popolarità o affermazione nel mondo della moda, voglio solamente riuscire a creare i migliori prodotti che possono uscire dalla mia mente. Il raggiungimento di alti standard sul lato qualitativo è essenziale, così come creare nuove silhouette e permettere ai nostri di clienti di crescere insieme al brand. Infatti, è anche importante coprire diverse fasce di clientela, non rimanere fissi in un punto lasciando il brand “obsoleto” una volta che le mode passano. Un grande obiettivo per me e per KITH, quindi, sarà quello di lanciare diverse categorie nell’abbigliamento e permettere ai nostri clienti di venire in negozio e trovare outfit completi dalla testa ai piedi. Se tutto questo poi porterà alla “popolarità” non ha importanza, lascerò che il mio lavoro parli da solo.

Potete trovare la “Home Field Collection” in vendita online sul sito ufficiale.

Vi lasciamo infine con il video recap dell’evento.

KITH Pop-Up Store at Slam Jam Milano from Slam Jam on Vimeo.