Parrot Zik by Starck Headphones

Parrot Zik by Starck Headphones

Quando ci hanno chiesto di provare le nuove cuffie Parrot Zik by Starck (dove Starck sta per Philippe Starck) sono sincero, non pensavo a nulla che potesse colpirmi in maniera diversa. Il mercato delle cuffie è ormai pieno di prodotti di qualità. Per questo sono andato subito a visitare il sito dell’azienda e ho scoperto così che le nuove Parot Zik nascondono dietro il loro design essenziale un sistema tecnologico innovativo.

La chiave di tutto è un potente processore che spazializza il suono e ricrea l’acustica di una sala da concerto.
Per isolare l’utilizzatore dal rumore esterno, Parrot ha sviluppato un sistema ad altissime prestazioni per la cancellazione attiva del rumore, che elimina fino al 98% del rumore ambientale.
Due microfoni situati all’interno della cuffia catturano il rumore circostante. Due microfoni aggiuntivi (uno in ogni auricolare) analizzano il rumore residuo (basse frequenze) che potrebbe disturbare l’ascolto.
Il rumore esterno viene quindi eliminato con onde sonore opposte (antirumore), in modo tale da creare un ambiente più silenzioso.

Ma queste sono solo alcune delle caratteristiche principali di quest’oggetto, che hanno trasformato una semplice attesa in una trepidante voglia di testare in prima persona le Parot Zik.
Si, perché oltre a quanto appena descritto quello che le rende diverse è rappresentato personalmente dalla futuristica connettività. Certo, di cuffie Bluethoot ne esistono di tante, ma una che abbia un App per far sì che la musica possa essere ascoltata in tutta la sua armonia e profondità ancora non l’avevo sentita.

La Parrot Zik è dotata di potenti algoritmi DSP (Digital Sound Processor), che ricostruiscono il suono dando l’impressione che la musica provenga da una fonte posta di fronte all’ascoltatore: è questo il cosiddetto effetto “Parrot Concert Hall“. Si possono configurare i parametri d’ascolto attraverso l’App, mentre cambiare volume o traccia lo si può fare tramite il pannello di comando touch posizionato sulla cuffia destra, non visibile all’occhio umano.

Insomma, bisognava prenderle in mano e metterle in testa per capire se il fomento che man mano era salito non fosse solo frutto della bravura di un ottimo copy. Una mese di tempo e diverse situazioni ambientali ci aspettano. Vediamo effettivamente di che pasta sono fatte.