E se Michael Jordan avesse firmato con adidas?

E se Michael Jordan avesse firmato con adidas?

“Immaginare Michael Jordan con le adidas sarebbe come come vedere Donald Trump con i rasta.” Così inizia la storia di Sneaker Freaker che vi vogliamo raccontare… Cosa sarebbe successo se Jordan avesse firmato con adidas? E oserei dire con un pizzico di ironia, come sarebbe il mondo adesso? C’è stato un tempo in cui il cuore di Jordan non era attratto dallo Swoosh, un tempo in cui il giovane vacillò quando Nike iniziò a corteggiarlo goffamente. Ora mettevi comodi e godetevi questa lunga storia…

L’anno è il 1984 e a Beaverton gli affari non vanno alla grande. Le vendite sono in calo, soprattutto nel basket. Il prezzo delle azioni sta affondando e a Wall Street il messaggio per i nervosi azionisti Nike è uno solo “Vendere subito!”. Ora è Reebok a governare la scena, vogliono tutti le Freestyle con quella bella pelle bianca come Crockett e Tubbs di Miami Vice. Nike ha bisogno di fare il grande passo e di farlo alla svelta.

Il guru del College Basket in casa Nike, Sonny Vaccaro, ha un’idea. Vuole un hustler impeccabile e un promoter nel basket, ha adocchiato un giovane ragazzo Michael Jordan che cominciava a farsi notare nei ranks. Lui sapeva che il giovane era una bomba ad orologeria pronta a esplodere e convince i pezzi grossi di Nike a puntare tutte le fiches su di lui, una scommessa in cui vinci tanto o finisci nei guai. Venderanno “Jordan” come un brand tutto suo, con la sua completa gamma di sneakers. Tutti sono d’accordo a Beaverton: un’idea brillante che potrebbe riscrivere le regole del marketing sportivo.
Tutti…tranne uno, MJ.

Alla viglia della pre-season NBA di Ottobre, Michael lascia Phil Knight a bocca asciutta e firma con Adidas. Jordan amava le tre strisce e il modo in cui splendeva quella pelle lussureggiante appena uscita dalla scatola.
La visione di Nike era molto più ampia e i loro verdoni erano di più, ma Adidas ha astutamente saputo alzare l’offerta abbastanza da far sentire il giovane prodigio dei Bulls lusingato. L’affare è fatto.

Nike, umiliata, riadatta la sua strategia sulla prestanza fisica esplosiva di Hakeem Olajuwon , prima scelta al draft. L’imminente stagione 1984-1985 sta per partire e si sta per delineare un testa a testa per le supremazia “aerea”.

Nel frattempo Adidas coccola cautamente la sua nuova stella. Jordan spinge per avere il suo signature model, ma non c’è tempo per lo sviluppo del prodotto. E poi perché investire per una scarpa nuova e per un rookie quando può benissimo indossare la fiammante “Forum Hi”, la sneaker da basket più avanzata e costosa mai realizzata? L’esordio di Jordan spinge ancora di più le Forums, o Jordans come divennero presto conosciute, era la scarpa più visibile per le strade di Chicago e New York.

Al contrario la Nike Air Hakeem era un pezzo da outlet. A metà strada tra una “Dunk” e una “Terminator”, il disegno che ne è derivato non è nulla di straordinario, mettici pure la colorazione giallo/rossa degli Houston Rockets ed ecco una scarpa impossibile da indossare, sempre se non vendi hamburger part-time dopo la scuola.

Conosciute come le “Ronalds”, le Air Hakeem divennero le scarpe preferite dei clown. E’ troppo lontana dalle classiche tomaie bianche impeccabili con i classici accenti di rosso e blu.

Nel frattempo MJ è l’unico rookie ad essere entrato nell’All-Star Game ed era pronta per lui una special edition rossa fiammante con delle strisce nere. Bandita dall’NBA per essere troppo cool, la limited edition Jordan All Star diviene il desiderio proibito di ogni appassionato che gioca a basket per strada.

Camp out notturno nei Foot Locker di 14 città, un inaudito fenomeno, all’epoca. Sfortunamente un grasso poliziotto perde la vita investito dalla folla all’apertura delle porte di un negozio di sport in Florida, più tardi si scoprirà che gli era andata di traverso una ciambella alla marmellata, ma intanto finisce sulla copertina di Sports Illustrated, come prima morte causata dallo sneaker game.

L’anno seguente Nike cerca un nuovo slancio con il secondo modello di Olajuwon. Un tentativo di spodestare la Forum Hi e il suo sistema di supporto della caviglia criss-cross, la scarpa presenta un gigante strap di supporto che copre i lacci. Grande e ingombrante con più imbottitura di William “The Refrigerator” Perry, Nike afferma che la Air Hakeezy è in anticipo sui tempi. Sfortunatamente per loro lo è.

Svanito il bagliore della dimostrazione di forza alle olimpiadi di LA, Nike ha bisogno di un imminente incantesimo. Purtroppo le vendite sono ancora basse e un giro selvaggio di licenziamenti e tagli allo sviluppo fa decisamente poco bene al morale della squadra. Uno di quelli che tiene duro per andare avanti è un pazzo architetto di nome Tinker che si dice fosse al lavoro su una speaker da running folle con un cuscinetto d’aria sotto il tallone. Frustrato dal conservatorismo crescente della società e dall’ansia degli investitori, Hatfield decolla a vivere a Moab, Utah. Con la liquidazione, compra un bel divano in pelle di struzzo, aveva buon gusto il tipo.

Nel 1986 Adidas ha reso New York una roccaforte. La Jordan mania continua a crescere, mentre Patrick Ewing, Hoyas e i grandi Knicks sperano di riportare Adidas a casa al Garden.Ci si era messo pure Run DMC, ormai il trifoglio che spuntava da tutte le strade era un simbolo della cultura giovanile, le Nike sono scomparse dalla strada, ora è tutta una questione di Centennials, Concords, Forums, Decades e ovviamente Shelltoe.

Flash in avanti al 1991, Jordan vince il suo primo titolo NBA, Adidas regna incontrastata sul vasto regno delle sneakers. Il marchio ora spadroneggia nel basket ancora più che nel calcio. La Nike ha il popolare Olajuwon sempre sul suo libro paga, e i suoi exploits areonautici, ma lui non è Michael. La star nigeriana non può mixare il carisma di MJ e la sua misteriosa abilità per l’incredibile. Non importa se sta con un jeans di seconda mano, con una tuta da paracadutista o con la sua felpa preferita, Michael Jordan in ogni pubblicità è l’ambasciatore Adidas.

Nike è congelata dai poco brillanti incassi della linea Air Hakeem, ma tuttavia riesce a rimanere in campo grazie a due delle stelle più suggestive degli anni 90. Il marchio che una volta aveva Ilie Nastase e John McEnroe sui suoi libri paga riaccende la passione per i bad boys ingaggiando Charles Barkley e un gigante della Lousiana che si chiamerebbe Shaquille.

Corteggiato pesantemente da Reebok, Shaq infine firma con Nike dopo che gli promettono quattro album con la Def Jam, tra cui un duetto con la sua cantante preferita Mariah Carey. La Air Shaq comincia a creare scalpore soprattutto quando è stata indossata da Woody Harrelson in “White Men Don’t Pomp” di Reebok, e nel frattempo dalla strada arrivava sempre più fiducia e incoraggiamento per Barkley e per far rinascere il brand.

Sia Shaq che Sir Charles portavano in campo secchi carichi di personalità, ma non erano ancora al livello di Mike. Le speranze di Barkley di apparire su una scatola di Wheaties vanno a farsi benedire quando durante una partita contro i Nets cadendo in tuffo sputa dritto in faccia ad una bambina di 8 anni seduta a bordo campo. E’ un brutto momento, ma nulla in confronto al danno procurato ai bambini che si trovano in prima fila con i biglietti di Kazaam.

Jordan è all’apice del suo strapotere quando fa il colpo pubblicitario più grande, decide di ritirarsi a Parigi dove impara a cuocere crepes e a parlare francese. Il suo ritiro domina i notiziari sportivi. Il buon Olajuwon vince finalmente un anello, ma è una vittoria che vale ben poco senza Jordan nella mischia.

Quando la stella torna, infine, Adidas è pronta con una audace nuova linea di scarpe per MJ, “Heat You Wear”. Michael Jordan era tornato, questo era l’importante, e aveva un discepolo di nome Kobe per continuare la dinastia del trifoglio.

Torniamo alla realtà. E’ il 2012 e lo Swoosh è il colosso che ha conquistato tutto.Nike ha lanciato Jordan come un eccellente uomo sportivo,uno come tanti altri, ma è lui che ha dato ai suoi prodotti una personalità che nessun altro potrebbe evocare. Alla fine tutto si riduce alla grandezza dell’uomo, non si può costruire un MJ a tavolino. Jordan ci ha abituato all’incredibile come nessuno prima o dopo di lui. Anche se avesse indossato Adidas, non importa, sarebbe stato ancora il migliore che ci sia mai stato.
Chi può dirlo… se fosse andato da Adi magari adesso staremo tutti dicendo:”It’s gotta be the Stripes!”

Story by Anthony Costa/ Illustration by James Rogers
Traduzioni Providermag

Via Sneaker Freaker.