BLU in Sardegna

BLU in Sardegna

Nell’ultimo lavoro a Madrid vi avevamo accennato che BLU si trovava in Sardegna, precisamente a Sassari, dove stava ultimando uno dei suoi pezzi.
L’attesa è finita e come sempre lo street artist non ha deluso, nella sua opera, proposta attraverso il suo sito personale, si scaglia violentemente contro lo sciacallaggio e scempio avvenuto in Sardegna.
L’isola nei primi anni 60 era un paradiso incontaminato abitato esclusivamente dalla gente del posto, a distanza di mezzo secolo questo paradiso ha visto una cementificazione massiccia ed abusiva sulle sue spiaggie, inquinamento naturale portato da diverse installazioni americane e filo-americane dove spicca su tutte sicuramente la base militare statunitense.
BLU torna quindi in Italia andando ha toccare un dei nervi deboli, schierandosi apertamente con la popolazione sarda, andando ad estrapolare dal libro-inchiesta “Lo sà il vento” una frase al vetriolo che ben rende l’idea.

L’Italia è una mega portaerei che si affaccia sul Mediterraneo, si sporge a Est e sbircia a Oriente. All’interno di questa portaerei c’è la Sardegna, che fa parte della portaerei ma non ha il fastidioso problema della gente e delle città. Una sorta di ponte libero, ettari ed ettari non cari, quasi spopolati ma comunque abitati da gente, i sardi, tenaci e coriacei, ma come risaputo incapaci di costituire movimenti collettivi o iniziative comuni. L’isola è povera, e per questo facilmente comprabile con poche centinaia di posti di lavoro nelle basi militari, da offrire come mangime a qualche compiacente politico nazionale e regionale.

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