Signs Inside In: Ricky Powell Interview

Signs Inside In: Ricky Powell Interview

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otremmo scrivere tantissime cose su Ricky Powell, riempire pagine riportando tutto quello che ha fatto fino ad oggi, e di cose ne ha fatte davvero molte. Preferiamo far parlare lui con le risposte alle nostre domande e con le sue foto, scatti che hanno quella rara capacità di rapirti, di portarti direttamente a New York, tra le sue strade, i suoi parchi e i locali, tra la gente comune e allo stesso modo tra le star, oggi come ieri a uno dei live dei Beastie Boys o dei Run DMC che tanto avremmo voluto vedere.
Ricky Powell è un’istituzione, eclettico a dir poco, un instancabile ricercatore di situazioni e persone da immortalare con i suoi scatti e con il suo stile unico, un appassionato di musica e sport, innamorato della sua New York, un intrattenitore che con i suoi show si fa adorare in ogni parte del mondo e corteggiare da brand prestigiosi. Uno di quei personaggi che pensi irraggiungibili, e che invece ti spiazzano con gentilezza, disponibilità e semplicità infinite. Questo è l’anno in cui con varie collaborazioni e show celebra un traguardo importante, i suoi cinquant’anni. Anche noi di Providermag lo festeggiamo, anche se in realtà a farci il regalo è proprio lui con questa intervista che siamo davvero onorati di pubblicare.

Photos courtesy of Ricky Powell
Photo Cover by Craig Wetherby

[twocol_one]Qual è stato il momento in cui hai capito che la fotografia sarebbe diventata la tua vita?

R.P.: Bene, credo sia stato nella primavera del 1985. Volevo fare qualcosa di ‘artistico’, e mi sono innamorato della Fotografia. Sentivo che sarebbe stata con me fino all’ultimo dei miei giorni. Pensavo, e lo penso ancora oggi, che uscendo dalla porta di casa le possibilità di catturare immagini non potessero mai mancare. Quindi difficilmente avrei potuto correre il rischio di stufarmi e abbandonarla, ci sarebbero state sempre immagini nuove da fotografare. Fortunatamente tutto questo si è trasformato in una carriera ricca di passione.

Hai degli idoli o delle persone che ti ispirano?

R.P.: Idoli? Molti e di ambiti diversi, dello sport, dello spettacolo, della fotografia. Ammiro anche il mio postino e l’uomo UPS della mia zona, per la dedizione verso il loro lavoro. Rispetto le persone che fanno cose straordinarie, e con classe. Quelli sono i miei idoli.

C’è una foto che avresti voluto scattare ma non sei riuscito a farlo, o una fotografia di qualcun altro che vorresti fosse tua?

R.P.: Ci sono molte foto che amo. E’ difficile da puntualizzare, ma mi sarebbe piaciuto fotografare i NY Knicks dei primi anni ’70 e le modelle di fine anni ’70, inizio anni ’80.

Hai una foto preferita, che ti rappresenta al 100% e per la quale vorresti essere ricordato? Dicci perchè.

R.P.: Anche qui, risposta difficile. Forse la foto di Basquiat e Warhol che camminano verso il loro show alla Shafrazi Gallery scattata agli inizi della mia carriera, nella primavera del 1985, e quella dei Run DMC alla Torre Eiffel. Sono entrambi scatti di personaggi che erano i migliori nel loro campo e entrambi ‘Street Photography’.

Qual è la tua macchina fotografica preferita?

R.P.: La mie preferite sono la mia Minolta Hi-Matic(film) e la mia pocket didi.

Se dovessi scegliere una canzone, una foto e un paio di sneakers per spiegare gli anni ’80 vissuti da Ricky Powell a chi è nato negli anni ’80 o dopo, quali sceglieresti?

R.P.: Gli anni ’80 sono un periodo molto ampio. Come canzone forse ‘The Message’ di Grand Master Flash and The Furious Five. Come foto forse il mio scatto di Run con un bimbo con il logo adidas rasato sul retro della testa. E come sneakers le Hi*Top di PONY o le lo*top ‘Clydes’ di Puma.

Com’era il tuo rapporto con gli altri fotografi dell’era 80s, come ad esempio Martha Cooper? C’era serenità o si sentiva un pò di competizione?

R.P.: Era generalmente buono, ma come in ogni settore ci sono dei personaggi a cui stare attenti.

Il tuo amore per New York è evidente e la tua Street Photography ne è la chiara dimostrazione. Quali sono i luoghi che ti mancano di più quando sei in viaggio e che ti fanno sentire a casa quando torni?

R.P.: Quando viaggio e penso a New York, di solito penso alla night life e ai parchi (Washington Square Park e Central Park). E al passare il mio tempo nell’Hudson River, che è a un paio di isolati dal mio appartamento.

Hai collaborato con alcuni brand della moda. Cos’è lo stile per te?

R.P.: A volte definisco scherzosamente il mio stile ‘Bummy Sophisticate’, che significa che mi piace un look che abbia stile ma minimale. Ad esempio, anche portare qualcosa un po’ trasandato o con delle macchie di cibo, o qualcosa che dica ‘sto bene, ma non ce la sto mettendo tutta’, semplice e naturale, senza mostrare una marca per essere figo.

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Quando valuti un nuovo progetto o una nuova collaborazione, quali sono le caratteristiche che ti convincono a prenderlo in considerazione?

R.P.: Se ci va il mio nome, mi ci devo identificare, mi deve piacere e devo essere fiero di indossarlo, allora sarò più che felice di promuoverlo. Qualsiasi cosa io faccia è parte della mia eredità e così deve essere qualcosa di cui io sia orgoglioso e che penso anche la gente ami.

Abbiamo letto di una versione 2012 del tuo Rappin’ with the Rickster. Ce lo confermi? Quali sono i tuoi progetti futuri?

R.P.: Sì, ho continuato Rappin’ with the Rickster in versione 2012. Non faccio più la Public Access TV, ora il mio canale è internet. Ho filmato un paio di pezzi da 5 minuti con il mio partner/camera man Brian Nobili/DWELS. Uno dei pezzi che abbiamo fatto e che amo in particolare è con il figlio di Jam Master Jay, TJ Mizell, è unico, lo adoro. Spero di filmare altri pezzi ma con gli impegni di tutti è una sfida. Ma cercherò di farlo. In realtà vorrei riprendere un gruppo di ospiti allo stesso tempo mentre bazzichiamo al parco e diamo da mangiare agli scoiattoli. Ci sono quasi riuscito un paio di volte prima di essere interrotto da una parata o qualcosa di simile. Ma sono sul pezzo, è qualcosa che amo fare.

Che ci dici dell’Italia? Verrai a trovarci?
R.P.: Italia? Mi prendi in giro? Mi piacerebbe organizzare uno show in Italia, ancora non mi è capitata l’occasione. Sono stato a Venezia in un piccolo appartamento nell’estate del 1984 e sono stato anche a Roma per lavoro nel 2000 per un paio di giorni. Sono per 1/4 italiano e amo quella parte.

Vuoi aggiungere qualcosa?

R.P.: Per concludere, ho festeggiato il mio 50° compleanno lo scorso novembre con un anno in cui sto producendo colorati ‘ingredienti per il minestrone’. Significa che ogni evento/show/photo shooting/intervista che faccio va sotto l’etichetta ‘Ricky at 50’, e finora è stata un’esperienza vincente. Il mese scorso ero a Tokyo ad un evento enorme al Mercedes Benz Showroom e la folla è impazzita con il mio ‘Funky Uncle Mixtape’ durante lo slide show, tanto che si è trasformato in una grande jam. Mercedes Benz ha registrato intorno ai 1400 partecipanti e mi hanno scritto una lettera ringraziandomi per aver dato vita ad un’esperienza così di successo, dicendo che gli è molto piaciuto quello che ho fatto, anche il mio stile, e che è stata la ciliegina su una torta di super lusso. Una cosa simile mi è capitata anche un mese prima a Melbourne, Australia con la gente di Acclaim Mag/The Carbon Festival. Per il futuro due sono le cose da tenere d’occhio. La prima riguarda le mie nuove sneakers che usciranno a settembre grazie alla collaborazione con PONY. Sono emozionato, sono parte del loro 40° anniversario e c’è stato un feedback molto positivo sulle ‘Slam Dunk’ che ho disegnato. La seconda riguarda invece i mixtape, attualmente sto ultimando con il tocco finale il mio nuovo mixtape, ‘Loose Joints for The Rickford Institute Lay*Up Liner’ mixato da Petey Pete/DJ SMOKE LES. E’ veramente una bella persona. Nel frattempo potete sentire il nostro primo mixtape ‘The Funky Uncle Park Bench Mix Tape’ . Big Ups alla The Good Life fam.
Ancora un’ultima cosa, attualmente sto inserendo dei ‘talking bubbles’ nelle mie foto agli show. Volevo esprimermi di più attraverso le immagini, non solamente con un’esposizione che le lasciava senza voce. Ho pensato che le foto mi stessero urlando di tuffarmici dentro e darmi da fare.

Thank you for reaching out..Much Amore to you…Stay up / Do You..RickyP.

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