Signs Inside In: Piotr Niepsuj Interview

Signs Inside In: Piotr Niepsuj Interview

[box]Ebbene si chi l’ avrebbe immaginato che Piotr Niepsuj, il fotografo ufficiale di PIG magazine avesse un tempo detestato a morte la fotografia.
I suoi amici lo prendono in giro dicendo di essere troppo preciso, troppo architetto, troppo Piotr. Laureato in architettura, ha infatti un’impostazione e una modalità di ricerca che ha origine niente di meno che dalla geometria. La sua umiltà lo contraddistingue da tutti quei fotografi più o meno famosi, che sembrano gelosi di condividere il proprio percorso con gli altri. Piotr no, anzi racconta a Signs Inside In come il suo impegno, la sua passione unito ad un pizzico di fortuna, l’abbiano portato dove è ora. Per tutti quelli che avere una reflex corrisponde a spacciarsi per fotografi, vi consigliamo di dare una letta a questa intervista. In questa domenica di Maggio vi consigliamo di rilassarvi, scorrere la gallery e intraprendere con noi questo viaggio nel mondo di Piotr Niepsuj.

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Nato come architetto , oggi fotografo ed editor è la prova che quando si parla di arte non ci sono confini. Come è avvenuto il tuo approccio alla fotografia?

P.N: All’ inizio mi divertivo a fare foto che poi mettevo online per i miei amici. Poi accadde che Sean di Pig magazine decise di regalarmi una macchinetta ‘seria’, e potrei dire che è stato lì l’inizio di tutto.

Quindi mi stai dicendo che tutto inizio dalla raccolta di immagini che ti facevano da diario?

P.N: Si esattamente. Devi sapere che prima la fotografia mi annoiava molto. Poi partecipai semplicemente ad un corso di fotografia all’ università in Polonia, e scoprii così un’ interesse per l’ immagine.

Ma quando dice che la fotografia ti annoiava, cosa intendi? Come è possibile che improvvisamente tu abbia scoperto un interesse per la fotografia?

Intendo che prima non capivo il senso della fotografia, non coglievo la sua essenza. L’ unica fotografia che conoscevo era quella di mio padre durante i viaggi, le così dette foto modalità ‘ turista’.

Quindi hai scoperto un nuovo genere di fotografia e da li è partito il tuo interesse?

P.N: No. Diciamo tutto è partito dal corso che ti dicevo e dal docente che teneva lezione. Mi ricordo che era un artista polacco degli anni 70. Fu lui che ha avuto la capacità di farmi approcciare alla fotografia in un modo del tutto spontaneo.

Ricordi per caso il tuo primo scatto?

P.N: No non mi viene in mente, ma ricordo sicuramente il primo servizio che ho fatto per Pig, mi hanno inviato ad una festa a Stoccolma. Dovevo scattare delle foto ma non erano venute un gran che.

Qualche anno fa la funzione del blog era quella di raccontare pezzi di vita personale. Leggendo alcune interviste tu hai iniziato proprio così. Oggi il suo concetto si è evoluto, e si è soliti usare la fotografia stessa come ‘ Diario’ quotidiano. I tuoi scatti sono fitti di spontaneità.

P.N: Esattamente detto bene spontanea.

Bene..Quindi cosa si nasconde per te dietro la fotografia?

P.N: Per me la fotografia deve raccontare, sono molto descrittivo documentario. Le mie foto non sono quasi mai forzate o comunque non naturali. Giustamente come dicevi la spontaneità è al primo posto. Quindi mi limito a raccontare come è la realtà, ma per me. Infatti diciamo che questo che mostro non è la verità al 100%, in quanto lo scelgo io, faccio una selezione delle immagini, non faccio vedere tutto, solo ciò che più mi piace.

Adottato da Pig magazine prima come stagista e poi come photo editor, cosa rappresenta per te questo magazine?

P.N: Per me Pig magazine è tutto, o quasi tutto. Pensa che quando sono arrivato non sapevo nemmeno parlare Italiano. Ero lì che guardavo come lavoravano tutti e il 90% che so di fotografia,editoria e di tante altre cose connesse tra loro, le ho imparate qui. Ho cominciato dal basso. Ho fatto lo stagista, facevo fotocopie, il production manager o come cazzo si chiama..aiutavo a rispondere alle mail, fatto tutto e di piu’, fino a ricoprire il ruolo in cui mi trovo.

Hai in mente qualche magazine in cui ti piacerebbe lavorare?

P.N: Bhè, non so. O perlomeno qui in Italia no. Vorrei in realtà arrivare a lavorare per un magazine grande e serio.

Non come Pig o Vice?

P.N: No no, intendo qualcosa di piu’ grande, Established. Non è facile lavorare per un magazine, soprattutto se devi sottostare alle loro esigenze. Ad esempio, da sempre volevo realizzare un servizio per Vice, e finalmente ci sono riuscito. E dico riuscito perché i servizio di moda non vengono mai come dici tu, che poi non e neanche un servizio di moda vero prorio, perché ti impaginano e scelgono ciò che vogliono loro, e non sei mai libero, ma ora per la prima volta mi sento soddisfatto ed è uscito potrei azzardare abbastanza bene e come dico io. Ora vediamo se da stampato da lo stesso effetto.

Piu volte ora hai detto ‘come scelgo io’. Cosa intendi?

P.N: Funziona così purtoppo. Non sempre puoi scegliere tu. Anche gli stessi fotografi te lo diranno. Quando ti inviano le immagini hanno sempre loro le prime scelte. Come ho detto ogni magazine ha le sue esigenze e le regole da rispettare. Alcune volte ti trovi davanti tutte foto belle che però insieme non funzionano e insieme non lavorano, e quindi impossibili da usare, soprattutto perchè a volte non rispettano il concetto o il mood in questione. Bisogna quindi fare delle scelte,questo lavoro fa appunto photo-editor.

Abbiamo visto occuparti della ricerca di nuovi talenti. C’è un paese rispetto ad un altro che ha visto un incremento sempre piu’ fitto di artisti e giovani visionari?

P.N: Non credo che ci sia un luogo di provenienza della creatività. Oggi tutti fanno un po’ troppo la stessa cosa, in quanto troppo contaminati da internet, me incluso. Quindi non si può fare questo discorso partendo dal paese inquanto non c’è più una distinzione, siamo figli della globalizzazione. Forse se parliamo di scuole allora ti potrei dire che lì escono artisti che sono sì sconosciuti, ma non per questo non senza talento. Esistono delle buone scuole in grado di istruire e formare gli artisti con una visione più aperta della realtà.

Quindi la loro visione così aperta del mondo è data dal fatto che la loro personalità e la loro arte non è contaminata?

P.N: Si perché magari non hanno internet, o non lo usano internet così spesso e quindi se ne fottono di facebook e dei vari blog. Non pensano a quanta gente vedrà le sue foto, o come lo vedrà, e non si domanderanno quante view abbia fatto oggi. Creano e basta, portando avanti una propria identità senza scendere a compromessi.

Si dice che Berlino sia in Europa l’unico paese che sia rimasto immune dalla crisi. Cosa pensi a riguardo?

P.N: Io ci sono stato Berlino sette o otto anni fa per il MoMa, e poi non ci sono più andato. Quindi, sinceramente mi sembrano tutti un po’ troppo eccitati. Comunque non saprei, non credo ci sia questa esplosione così eccessiva d’arte.

Signs, la nostra rubrica settimanale, e nasce da quei particolari che non rimangono in superficie ma che nascondono significati. Se dovessi tu stesso descrivere la tua modalità di ricerca visiva e di scatto, quali aggettivi useresti e perché?

P.N: Quando scatti devi sapere perché lo scatti, mi sembra che questo l’ abbia detto juergen teller, non ne sono sicuro. Ad esempio mi chiedono di scattare test delle modella, ma non ci riesco. Certamente mi è utile, mi fa crescere nel sistema moda mha.. Quando mi metto con una modella a fare un servizio ho già in mente un’ idea e so perché lo faccio, c’è una motivazione.

I colori sia nei tuoi archivi che nei tuoi progetti hanno la meglio, quasi come un anello di connessione tra le diverse immagini. C’ é forse un legame tra le emozioni e il colore?

P.N: Le mie foto certamente sono tutte a colori. Ma fondamentalmente tutto il mio lavoro parte dalla geometria. Ovvio che la prima cosa che cade all’occhio è il colore. Ma se si presta attenzione vedi che il filo conduttore è la scomposizione geometrica ch è alla base della mia formazione e ricerca.

Infatti ho notato che prendi immagini che apparentemente sono tra loro diverse, assemblandole con una facilità estrema…

P.N: Già e quest’ impostazione l’ ho importata tutta dall’ università e dalla facoltà di architettura. Ammetto che sono troppo lineare troppo architetto.

Si vede che sei un architetto, si vede molto..

P.N: Infatti, se guardi il mio sito è tutto perfetto, in griglia..

Oserei dire maniacale?

P.N: Si infatti maniacale, ma poi noiosissimo. Lo guardi ti annoi. Il mio sito l’ho tutto interamente disegnato io, quindi ora molti amici me lo dicono : ‘ Piotr è troppo da Architetto’.

Il tuo legame con la moda si percepisce quasi come disinteressato, forse perché gli elementi in un ‘ immagine sono pensati e costruiti precedentemente e l’ istinto e la spontaneità passano in secondo piano ?

P.N: No non è vero, dipende. Quando ho realizzato i miei pochi servizi, ho creato situazioni che avevo precedentemente documentato. Non sono semplici immagini posate, sono foto che ho già vistO, o già realizzato. Ad esempio il servizio che accennavo prima, quello per Vice, ho preso le foto che ho già fatto e le ho rifatte nuovamente. Devi sapere che viaggio sempre con la macchinetta al collo, e ho raggruppato in tutti questi anni quantità di foto assurde. Ho veramente tante tante tante foto che non si sono mai viste, e quindi alcune che mi piacevano le ho prese e rifatte per il servizio di moda. Certo i servizi sono super posati e finti dall’ esterno, ma la posa e l’immagini fanno tutte riferimento a foto spontanee e vere, realizzate durante le vacanze e alle feste. Ogni servizio di moda che fino ad ora mi è capitato di scattare ha questa modalità di realizzazione.

Sei particolarmente affezionato a qualche brand ?

P.N: Diciamo che ho le radici street e penso che ne farà sempre parte. Mi sto avvicinando a trentanni e mi metto ancora i cappellini.

Hai quindi una collezione di sneakers ?

P.N: Sisi ce l’ ho, ma non sono un patito per le sneakers a livelli assurdi.

Il tuo Out fit di tutti i giorni ?

P.N: Cappelliino sempre, non importa come di qualsiasi tipo va bene. Poi una t-shirt, felpa, giacca, jeans snekears e basta.

‘RESPECT THE ARCHITECT’ è il tuo Tumblr, dove posti tutto ciò che più ti colpisce. Quali sono le tue fonti di ricerca?

P.N: Stando perennemente online, le mie fonti di ricerca sono vastissime. Sia a lavoro che a casa sempre connesso, e quindi la maggior parte delle foto arrivano dal facebook dei miei amici fotografi. Poi sicuramente Pig mi ha aiutato per i contatti e le conoscenze. Se tu solo guardassi i blog che seguo, sono 300 e piu’, tanto che alcuni non riesco nemmeno a leggerli.

Con cosa scatti i tuoi progetti? Sei particolarmente affezionato ad un modello rispetto che un altro?

P.N: Sono tutti scattati con la pellicola, con macchinetta tutti automatiche, così non perdo tempo a mettere a posto.

Quando viaggio come è il tuo rapporto con la macchinetta fotografica e quello che ti circonda?

P.N: Quando sono qui a Milano diciamo non faccio molte foto in quanto tutto è visto e rivisto, ma in qualsiasi altra parte scatto come un matto. Dalle cose banali come un semaforo, alle persone per strada, tutto. Ci sono architetture che non ho mai visto, e nuove. Per qualcuno potrebbero essere banalissime ma per me no, tanto che ritorno a casa con tantissimi rullini. Ad esempio sono stato ora a Reggio due giorni e ho portato ben cinque sei rullini. A me piacciono le foto.

Quali viaggio preferisci?

P.N: Il mio modo di viaggiare non è sicuramente ‘on the road’, viaggio a Parigi, Stoccolma, Varsavia e in altre città del nord europa. Sono li un pò di giorni, e non faccio gli interail o i road trip.

Hai mai pensato di creare un tuo magazine dove occuparti di fotografia ?

P.N: Non penso sia sensato fare un altro magazine.

Hai da confidarci qualche progetto in arrivo o programmi futuri?

P.N: Tra un paio di giorni esce il mio primo Condé Nast per AD Germania, ieri ad esempio si è inaugurata una collettiva a Cracovia nella quale partecipo e poi volo a Parigi per una settinama dieci giorni e vediamo cosa succede, e spero di fare una mostra a settembre..perché ora sono finalmente maturato..

E perché maturato?

P.N: Perché prima non mi credevo pronto a mostrarmi interamente, mentre ora ho il mio progetto e il mio perché. Il progetto che più si svilupperà sarà il ‘daily osservation’ che è alla base del servizio fatto per Vice e la prima parte del mio attuale sito.

Come in tutte le interviste speciali, siamo soliti chiedere i tre desideri (reali e surreali) che ti piacerebbe si potessero avverare?

P.N: Mi dai così tanta scelta? Sicuramente posso dire in generale, sicuramente NO alla pace nel mondo, e queste cose scontate che spesso si dicono per fare i magnanimi. Sicuramente vorrei guadagnare un po’ di soldi perché qui c’è fame..mha no..in realtà desidero di poter lavorare e creare liberi senza costrizioni, questo sì.