In Studio With: Scarful

In Studio With: Scarful

Possiamo considerare l’intrusione nello studio di Luca Barcellona un teaser di questa nuova rubrica che si apre oggi su Providermag. In Studio With è un appuntamento con i nomi del mondo dell’arte e della musica italiana, con quelli che ancora credono nel lavorare nel nostro paese e che da anni danno il loro contributo nell’upgrade del livello culturale. Una visita nei loro studi, luoghi di riflessione, di sfogo, di congiunzione di idee in forme, diverse, tangibili e non.
Siamo partiti da uno dei nomi più importanti nel panorama dell’illustrazione, Alessandro Maida in arte Scarful, più volte nominato e intervistato.
Siamo entrati nel suo studio romano, più luminoso di quanto me lo fossi immaginato. Abbiamo osservato e non toccato gli oggetti appoggiati, lasciati in giro, i tavoli da lavoro, il tutto fotografato e riportato senza spostare nulla, concetto cardine di In Studio With, che vuole mostrarvi le personalità di questi personaggi, attraverso le immagini dei loro ambienti di lavoro, conversando nel frattempo ma senza nemmeno prolungare più di tanto la nostra visita.

English interview at Page Two


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Quanto Heavy Metal hai sentito in vita tua? Band favorite?

Ho iniziato a 13 anni, nei primissimi anni 80, partendo con i classici Deep Purple, Led Zeppelin, AC/DC, Black Sabbath, Blue Oyster Cult… Un mio cugino tornò dagli Stati Uniti con una valigia di cassette e vinili, tra cui anche la colonna sonora del film di animazione canadese Heavy Metal, un mezzo culto per i metallari di allora. Prima ascoltavo solo i Police, poi man mano l’approccio ad un genere più duro e la ricerca di band nuove in ogni genere Metal mi ha portato ad ascoltare un pò di tutto dall’Hard Rock al Thrash Metal, dal Glam Metal al Crossover… Verso la seconda metà degli anni ’80 ascoltavamo, con il solito gruppo di amici, roba totalmente sconosciuta a molti, Big Black, Carcass, Napalm Death, i primissimi Godflesh (più industriali, ma potentissimi). Poi il classico Black/Death Metal e tutte le sue deviazioni “filosofiche”. Per quanto riguarda le band Hard Rock e Heavy Metal preferite in quel periodo: AC/DC, Black Sabbath, Led Zeppelin, Iron Maiden, Saxon, Venom, Slayer, i primi Metallica, Mercyful Fate, Bathory, Celtic Frost e troppi altri ancora… –

Come è stata questa esperienza da art director di fotografia? E’ la prima volta che ti cimenti in questo ruolo?

Mi appassiona molto il mondo fotografico, in tutte le sue fasi storiche, e di conseguenza lavorare con un fotografo è un’immesa fonte di apprendimento, sia tecnico che stilistico. Avevo già partecipato a progetti artistici con Mirai Pulvirenti e a quelli più commerciali, sempre con l’agenzia di comunicazione Xister, la quale mi ha presentato Federico Chiesa che è un super professionista, sempre pronto a capire e a reinterpretare le nostre proposte. Darker Than Black è stato divertente e intenso, veder preparare un set è eccitante, grazie anche al lavoro al trucco di Carolina Trotta, e dello stile di Marta Severini. Speriamo di ripetere l’esperienza presto.

Nuovo progetto invece personale? Dove vedremo la tua arte a breve?

Sto continuando a lavorare a diversi progetti come Scarful legati più all’illustrazione e ovviamente la schizofrenia mi porta a lavorare anche ad altri progetti, verso nuove galassie contemporanee, come Alessandro Maida, alessandromaida.com, di cui uno fotografico e un paio ancora mezzi top secret. Per Marzo/Aprile sto preparando su Milano una mostra con un nuovo collettivo U.V.,di cui faccio parte… E a settembre prossimo farò una grassa fantastica mostra al Museo di Zoologia di Roma con Marcello “Rise Above” Crescenzi e Hitnes, due temerari artisti romani. La mostra verterà su temi Fanta-Krypto-Zoologici, animali misteriosi forse mai esistiti ricercati da tre enigmatici studiosi/collezionisti. Vi terremo aggiornati. Inoltre con Riccardo Zamurri, socio di Xister, stiamo lavorando ad un paio di progetti complessi di un paio di installazioni artistiche.

Dal tuo sito sei molto chiaro riguardo a messaggio e statement della tua arte: la pagina progetti inzia con un Death is the termination of the biological functions that define a living organism. Hai altro da dichiarare?

Beh si, sono ossessionato dal morte, e ora che ho un figlio anche di più, magari in modo diverso ma ho sempre più bisogno di esternare le mie visioni. Non parlo di paura di morire ma di rappresentazione di stati morbosi e mortali, il dolore, la misantropia, i culti e il mondo dell’oscurità mi appartengono. È il mio modo di esternare le mie fantasie, sono le mie sedute psicanalitiche… che per “fortuna” non ho mai fatto, anche se sarei curioso di capire cosa penserebbe di me uno specialista, se solo potessi raccontare i miei più semplici pensieri quotidiani.

Nelle tue opere fatte di simboli, figure umane o parti del corpo e forme geometriche, hai lavorato con ogni tipo di materiale, dalla carta al vinile, dal legno alla tela. Quale resta il tuo preferito, quello su cui riesci ad esprimerti meglio?

Mi piacciono un pò tutti i media e i supporti, meno quelli digitali. Preferisco i lavori manuali, da sempre, e ritengo sia fondamentale per l’essere umano di doversi confrontare con la manualità, è un principio fondamentale… mio figlio dovrà essere capace di fare un pò di tutto e bene. Se avessi il tempo e la possibilità economica farei anche l’artigiano. Vorrei riuscire prima o poi a tirare fuori qualche pezzo di design, magari un bel tavolo o magari altro, circa un anno fa ho prodotto 10 prisma in alluminio pieno, prodotti con torni a controllo numerico. Il progetto ha abbracciato sia una fase manuale, schizzi a matita prima, poi modello in cartone pressato fino a raggiungere il prototipo in ferro saldato e la conseguente riproduzione in CAD. Vedere uscire fuori quell’oggetto è stato incredibile…. Vista la mia sete di provare cose nuove sto facendo anche una collaborazione con mia sorella NenaMode, un set di borse da viaggio in canvas e cuoio.

Musica che in genere ascolti mentre lavori? Fedele alla Heavy Metal?

Ascolto un pò di tutto, generalmente lavoro a studio in piena solitudine, lo spazio si presta ad un ascolto potente. Sia musica classica o contemporanea, da Mozart a Arvo Part, sia roba estrema tipo Khanate, Leviathan, Sunn O)), Wolves in the Throne Room, diciamo la roba Southern Lord e il Drone in genere, ma anche parecchio Black Metal e anche Progressive classica e derivazioni più moderne tipo Guapo, Tarantula Hawk a altri. Poi cose più intime come Nick Cave o Scott Walker. Anche parecchia elettronica, quella un pò più guasta, Autechre, Kevin Drumm, Ben Frost, Coil, Throbbing Gristle, Soisong… Diciamo che a parte il Raggae e altri generi più Soul, da me si sente solo roba “d’ambiente”… la musica mi deve coinvolgere totalmente in quello che produco, è un accompagnamento e una forma d’ispirazione.

Visto che le tue opere non rappresentano “il vero” o almeno non quello che si vede ad occhio nudo ma sono un perfetto equilibrio di composizione, simbolismi e tecnica, svelaci il tuo processo creativo. Da dove si parte e da dove si passa perchè uno Scarful venga generato?

Parto sempre da qualcosa che mi ossessiona, che può essere magari legato alla religione, al sociale/politico o anche a momenti di sclero personale, poi faccio anche molta ricerca e diverse bozze prima di passare al supporto finale. La dose di malessere quotidiana poi mi da la spinta alla realizzazione, la mia valvola di sfogo. Generalmente se sono di buon umore faccio molta fatica a sviluppare un progetto… la mente umana. – Curi da anni le copertine degli Zu, band italiana che fa metal/math/no-wave/free/noise/punk/jazz (chiaro no?) che vanta collabrazioni di tutto rispetto come con la Societas Raffaello Sanzio, Mike Patton e King Buzzo of The Melvins. Suoni o hai mai pensato di suonare in un gruppo? Forse metterei su un one-man-band, alla Burzum, magari più ostico nelle sonorità… meno metal, più ambient-oscuro-rumorismo. Mi sarebbe piaciuto imparare a suonare la batteria o il basso, parecchi anni fa mi comprai una batteria elettronica Alesis R16 e un bassaccio molto grezzo per provare a fare qualche performance in piena misantropia, ascoltavo molta roba tipo Godflesh… ma è duraro poco, per poter partire per il Canada mi sono venduto tutto… eh eh! cosa non si fa per l’amore.

Cosa non deve mancare nel tuo studio e cosa manca oggi che vorresti avere?

Non devono mai mancare carta e inchiostro, e non mancano mai.
Poi vista la smania di fare tutto a studio mi piacerebbe una sega a nastro e una bella saldatrice.

Ti ricordi l tuo primo disegno/illustrazione? A quando risale?

Boh.? Non saprei. Come bambino non ricordo, da adolescente sicuramente qualche riproduzione dei classici metal, tipo Eddie, la creatura presente sulle cover degli iron maiden su tutti.
O forse qualche cosa sul genere dei Cenobiti di hellraiser..

Riguardo le nuove opere su carta che vedo di cosa si tratta?

Rumore nero. Auto-psicanalisi. Misantropia.

Hai mai pensato di lasciare l’Italia per provare a lavorare all’estero?

Ovvio, almeno un paio di volte l’anno.

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