Vans OTW Advocate: Eric Elms

Vans OTW Advocate: Eric Elms


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i spostiamo di stanza ma non di luogo. Siamo ancora all’interno del building di Vans a Berlino, dove abbiamo incontrato un altro degli Advocate di Vans OTW, Eric Elms, personaggio di spicco della cultura artistica newyorkese, città d’adozione per lui. Illustratore, art director vanta nel suo portfolio aziende come Stussy, G-Shock, Nike, e molte altre. Sua la firma di loghi per OWHOW Gallery, aNYthing, Silly Thing per citarne alcuni. Elms è certamente uno dei maggiori interpreti moderni della cultura urbana, e una conversazione con lui sul suo lavoro e sul suo progetto con Vans era d’obbligo.
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[twocol_one]Nell’era del digitale come pensi che si evolverà il tuo lavoro?

Quando ho iniziato a fare digital design non c’erano tutti questi blog in giro. L’unico sito in assoluto dove venivano riportate e aggiornate notizie era Hypebeast. Prima di quel momento, prima che venissimo travolti da mille post su cosa accade, ognuno lavorava in proprio senza venire bombardato da mille cose. Ora vedi lavori prima che escano, è positivo assolutamente perché vedi come si diffondono i trend. In verità però non so se questo sia giusto o sbagliato, anche se più di tanto non mi riguarda, perché le mie idee escono tutte dalla mia mente e non vengono influenzate da questi contenitori. Uno si immagina che il mio lavoro prende vita grazie al computer, ma a dire il vero ogni mio progetto nasce dalla carta e dalla mia mano. Fatto sul computer mi trasmette freddezza e staticità e il lavoro risulta sterile. Certo lo uso per definire e risolvere alcuni errori, ma per me è importante poter vedere il mio lavoro prendere vita insieme ad un mucchio di errori.

Come nasce tecnicamente un tuo progetto?

Dipende, se il progetto è personale o per qualche azienda in particolare. Nel secondo caso il mio approccio è veramente formale dal momento che devo sottostare a determinate direttive. Tutto parte comunque da una piccola idea, e poi vedo se il concetto che voglio trasmettere è compatibile con il progetto che mi è stato dato. I miei lavori non hanno uno stile ben specifico, al contrario penso abbia diverse sfaccettature . Se osservi i miei progetti nel complesso vedi che c’è una connessione tra loro. Parto sempre dall’idea e non mi concentro molto su come il tutto debba avvenire nel miglior modo. Molto parte dalla ricerca e da una sperimentazione continua, non mi fossilizzo mai per anni su un determinato stile. Ad esempio non faccio olio su tela per 5 anni, ma magari passo dalla pittura alla scultura, non faccio quindi uso metodico delle stesse tecniche, cerco sempre un evoluzione, a volte torno indietro e riprendo tecniche usate anni prima per un nuovo progetto

Come è iniziata la tua carriera a New York?

Mi sono spostato a New York nel 1999 per studiare design alla Pratt. Kevin Lyons, creative director, designer e illustratore, fu uno dei miei insegnanti , che collaborava al momento con molti dei più importanti brand in California. Mentre ero a New York Kevin era impegnato nella collaborazione con un brand locale, e fu così che iniziai a collaborare con loro come freelancer, dopo poco però nel 2002 lasciai gli studi e andai a lavorare con Supreme.
ti metto anche una sua risposta alla stessa domana presa da un altro magazine

Collabori ancora con Supreme?

No non più. Nessuna collaborazione. Ma rimangono una grande famiglia per me, siamo sempre in continuo contratto.

Come pensi si sia evoluto lo streetwaer in questi anni?

Credo che si sia evoluto, e penso che molti di coloro che fanno streetwear creino cose interessanti, ma sono cosciente che la maggior parte delle cose non sarei in grado di indossarle. Penso che oggi lo streetwear non sia noioso, ma più che altro difficile rispetto al passato perché non si riesce a produrre qualcosa di veramente interessante. Troppo poca libertà, dal momento che ora il mercato è più ampio e competitivo. Non voglio dire che lo streetwear non vada assolutamente. Lo streetwear ha alti e bassi come tutto. Nascono le mode delle magliette con la stampa, come mi ricordo sei anni fa per il lancio dei brand un modo facile prima far conoscere il marchio. E in questo caso penso però che Supreme sia il meglio che ci sia in questo momento.

Cosa ne pensi della sneakers culture?

Esistono da una parte coloro che amano collezionare le scarpe, e dall’altra quelli che amano questo mondo indossandola. Personalmente non mi piace collezionare scarpe. Le indosso è nella mia indole. Non ce la faccio a vederle lì. E’ assurdo secondo me non poter indossare un paio di scarpe da collezione.

Cosa rappresentano le Vans nella tua vita?

Sono nato nel Sud della California a San Diego, e nella cultura locale Vans è fondamentale, è stato un marchio che è cresciuto con me. Nei miei lavori sono portato ad unire due culture diverse tra loro, due punti di vista opposti, che provengono da un sud californiana dove sono nato e New York dove sono cresciuto, un’unione di opposti e due percezioni diverse che riscontro anche in Vans.[/twocol_one]
[twocol_one_last]Il tuo primo modello?

Non ne ho idea sono troppo vecchio.(ride)

Come nasce il tuo modello per la linea Vans OTW?

La scarpa nasce da un concetto semplice di vestibilità. La scarpa deve poter essere indossata. Deve essere semplice e compatibile con il clima di New York. Tutto deve essere molto chiaro e semplice, niente di pazzo. Molte volte ho visto artisti a cui è stato chiesto si collaborare con grandi brand, il risultato dei loro progetti erano sempre complessi, come se volessero fare vedere il loro lato artistico per forza, finendo per far diventare le scarpe impossibili da indossare. Noi di OTW siamo diversi, non abbiamo di questi problemi, si predilige la semplicità, non ho bisogno di investire tutto su unico modello, nel senso che la collaborazione con il marchio dura da due anni, perciò il mio intento è stato principalmente quello di fare qualcosa di semplice e mostrare il mio lavoro. Non devo spiegare chi sono e quello che faccio all’interno della scarpa, non è lo strumento che manifesta tutta la mia creatività. Per quanto mi riguarda ho voluto fare qualcosa che sia perfettamente indossabile.

Esiste un legame esterno a Vans tra voi Advocates o si è creato grazie a Vans?

Si certo, li vedo spesso e sono in contatto con loro. Ero in contatto in particolare con Ako a new york la scorsa settimana perché vengono molto spesso, ma ci siamo avvicinati molto tra noi i questi tre anni. Conoscevo già da un po’ Ako e Jefferson solo perché sono dei designer ed erano presenti a New York , non conoscevo Dimitri, un po’ MR cartoon, ma quando abbiamo dovuto viaggiare insieme ci siamo trovati molto bene insieme, c’era sintonia e ci siamo avvicinati senza programmarlo. Prima di Vans non ci conoscevamo, ma ora siamo come una grande famiglia.

Cambiando argomento, vorrei parlare della tua casa editrice, AndPress, che utilizzi per pubblicare fanzine e libri di artisti noti e non. Com’è nata e com’è il funzionamento di Eric Elms nella scelta di questi nomi?

In principio tutto è nato in maniera molto naturale, un’idea buttata giù con un po’ di amici. Pensavamo a come realizzare dei libri e tutto si è evoluto da sé. La scelta dei personaggi, collaboratori non segue degli schemi. A volte infatti tutto avviene da una chiacchierata e uno scambio di idee, o addirittura alcune volte mi inviano loro direttamente i lavori. Altre volte li contatto io e collaboro con fotografi che non conosco personalmente a differenza dei loro lavori passati. E’ una cosa molto naturale, un progetto per la creazione di riviste fatte di passioni, dove permetto che l’idea prenda forma.

Hai nuovi progetti su cui stai lavorando a livello espositivo?

Lo scorso anno ho avuto due show in Paris per quanto riguarda dipinti e sculture, poi in Giappone ‘Wish You Were Here’ all’interno della Common Gallery. Penso che ritornando la prossima settimana a New York mi concentrerò maggiormente su dipinti e sculture per un nuovo show. Prendere un bel po’ di idee e spingermi oltre. Ora come ora non ho nulla di programmato, ma penso che riorganizzerò un nuovo show con diversi lavori a breve.

Sei mai stato in Italia?

No, non sono mai stato in Italia. Vorrei venire, c’è stato un momento in cui stavo per realizzare una progetto in Italia, ma poi niente. Comunque si vorrei venire.

Quando viaggi di cosa non puoi fare a meno e deve esserci nelle tue tasche?

Iphone, stickers e soldi. Mi tengo leggero.

Dove prendi ispirazione per i tuoi lavori?

I luoghi principali per le mie ispirazione è la strada, ma le idee in generale arrivano dai posti più strani, e non puoi programmartelo più di tanto. Sedersi in un bar del centro di NY e andare alla ricerca di persone particolari. Questo può essere sicuramente un modo..
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