Vans OTW Advocate: Dimitri Coste

Vans OTW Advocate: Dimitri Coste


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erlino, gennaio 2012, caldo rispetto alla media. Come ogni anno sono partito alla ricerca di nuovo materiale, tra fiere e presentazioni, che in poco più di tre giorni infiammano la città.
A farla da padrona questa volta, tra gli eventi in programma, gli appuntamenti nell’edificio preso da Vans, divenuto punto di ritrovo per tutti, vista l’idea di strutturarlo più come locale, con installazioni e palco per live, che come semplice stand per agenti.
E’ lì che la nuova linea Vans OTW per il prossimo inverno 2012 è stata presentata, lì dove si è esibito Mos Def e Lupe Fiasco, lì dove abbiamo incontrato Dimitri Coste uno dei principali advocate di Vans OTW, lì nel quartiere Mitte, uno dei più interessanti di Berlino.
Di origine francese fin da giovane segue le orme del padre, tra la polvere delle gare su due ruote d’epoca. Dal passato, in cui frugava tra le riviste ipnotizzato dall’eleganza dei grandi campioni, ad oggi, non è cambiato niente.
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[twocol_one]Come è iniziata la tua passione per le moto?

D.C: E’ nato tutto in modo naturale. Non so spiegarmelo, sono quelle cose che nascono così spontaneamente, avevo un’inclinazione e l’ho seguita. E’ sempre stato così. Diciamo che è una cosa di famiglia, mio padre era attirato dalle moto e macchine d’epoca. Quando ero giovane io e mio fratello seguivamo le orme di mio padre con la passione per la BMX e gli skateboard, e quando guidi da giovane una BMX ti viene naturale ispirarti ai campioni delle moto. Sono sempre stato attratto quindi dallo sport, dalle moto da cross, in particolare quelle vintage.

Qual è per te la moto dei sogni?

D.C: Bella domanda. Sicuramente quella più costosa, la Husqvarna 400 del 1935. E’ fantastica, un modello che ho nel cuore, la moto dei miei sogni. Non avrei decisamente molto tempo per guidarla, anche se è quel tipo di moto della serie che basta che la guardi e sei felice (ride).
Sono talmente impegnato che non ho tempo nemmeno di guidare alcuni dei modelli che ho nel mio ufficio.(ride)

Come è nata la tua passione per la fotografia?

D.C: Ho iniziato tutto come giornalista. Penso che la fotografia sia molto più facile e semplice rispetto allo scrivere. Ho sempre molte cose da fare e sono impegnato, perciò ho trovato nella fotografia un modo di comunicare più semplice, fondamentale per poterci mettere qualcosa di me. Sia chiaro, qualche volta continuo a scrivere per magazine, ma indubbiamente la fotografia è più diretta.
Quando ero giovane sfogliavo i giornali di motocross di mio padre e mio fratello, ma cazzo non ci pensavo a leggerle, adoravo guardare le foto in movimento, e soprattutto i dettagli nelle immagini in movimento, sai c’era chi metteva uno stickers particolare, una combinazione di colori precisa e la risultante era incredibilmente grandiosa, fresca, e sì, penso che sia stato attratto dalla fotografia molto giovane. Poi ho iniziato ad andare a Parigi e fotografare le persone per strada.

Cosa ha significato Vans nella tua vita?

D.C: Vans è sicuramente parte della mia vita, perchè come ti dicevo ero solito guardare magazine di BMX, e tutti quanti i rider fotografati guidavano indossando Vans, scarpe allora introvabili in Francia.
Erano fantastiche, sempre colori e modelli diversi, le adoravo. Diciamo sono fedele al marchio. Sicuramente nella mia vita ho indossato anche altri modelli e brand, ma se dovessi rappresentarmi con un brand in particolare sicuramente sarebbe Vans.

Cosa ha significato per te quindi, essere chiamato da Vans per la realizzazione di un tuo modello?

D.C: E’ stata un’esperienza nuova, un conto quando ti chiedono consigli su dei prodotti, e un conto quando devi disegnarli dal momento che non sono un designer, nè un grafic designer, ma è un lavoro molto interessante per me. All’inizio ho chiesto aiuto a mio fratello che una notte è venuto e ha cercato di insegnarmi a usare illustrator. Dopo tre settimane che provavo a usarlo con difficoltà, ho spento tutto, ho presa carta e penna e ho iniziato a disegnare, prendendo vari pezzi di scarpe e mettendo insieme vedendo come ci stavano.
Poi mi ha dato la possibilità di fare nuovi incontri, nelle feste che facciamo vengo a contatto con persone interessanti. Ho conosciuto Eric Elms, Mister Cartoon e tutto ciò è stato fantastico. Questo è il mio terzo anno e mi piace.

Il prossimo modello come sarà? Avrà qualcosa di diverso rispetto al primo?

D.C: Se il primo modello aveva una colorazione più chiara, la seconda versione della Bedford sarà molto più scura, in pelle e high-top. Non posso però dirti di più al momento.[/twocol_one]
[twocol_one_last]A cosa ti sei ispirato questa volta?

D.C: La scarpa nasce da un mio nuovo progetto ‘O.S.F.A‘, che significa One Size Fit All, una moto per tutte le corse. Cambio i pneumatici e il manubrio, ed è pronta per una nuova gara. La scarpa avrà un piccolo logo all’interno, il tema principale è il vintage racing.

Questo è il tuo unico progetto al quale stai lavorando o ne stai affrontando degli altri?

D.C: A dire la verità no. Sono all’opera solo su questo che uscirà a luglio. Verra celebrato anche dall’uscita di una t-shirt, vedrete comunque.

Vivi in Francia a Parigi, ma la maggior parte delle tue foto parla dell’America. Non hai mai pensato di trasferirti lì?

D.C: Ho pensato molte volte di trasferirmi negli Stati Uniti. Inizialmente volevo trasferirmi con la mia ragazza, ma era molto impegnata. In realtà sono molto fortunato, perché posso andarci più volte, tra le 7 e le 8 volte l’anno.
Sono felice di vivere in Francia, e fare avanti e indietro. Con il tempo ho saputo apprezzare il mio paese. Sai, quando finisci per viverci troppo lo inizi a detestare, ma quando ti allontani ti accorgi delle cose importanti che ti mancano e riesci ad apprezzarlo maggiormente.
Una cosa che non sopporto però sono i francesi, ma ciò che adoro è la mia terra. Non voglio essere rude, ma i Francesi sanno di cosa parlo. Mi piaceva l’idea di trasferirmi li per migliorare il mio inglese, e soprattutto guidare la mia moto. In America sono libero, indipendente, non è molto lontana basta prendere un aereo.

L’uso che il fashion system sta facendo del stile da vita da motociclista, della “easy rider” culture è sempre più frequente. Cosa ne pensi a riguardo visto che tu sei una di quelle persone che vivono nel quotidiano e in maniera pura questo mondo? Non ti da fastidio?

D.C: E’ positivo perché da la possibilità alle persone di avvicinarsi e poter conoscere questo mondo, rafforzandone l’identità. Ma c’è anche il difetto di nuovi brand emergenti, in questa tendenza all’uso del vintage, che cadono la maggior parte delle volte nello scadente, pensando di poter usare semplicemente l’immaginario di Steve McQueen per vendere. Beh, naturalmente mi dissocio da questo.
Le cose che ricerco nel vintage sono molto semplici ma allo stesso tempo particolari, lontano da ciò che è commerciale. Ad esempio collaboro con Ruby Helmets, totalmente prodotto in Francia, che produce oltre ai caschi anche giacche di pelle più vicine possibili ai modelli originali.

Riguardo alla fotografia, quali sono i fotografi con i quali prendi ispirazione?

D.C: I fotografi a cui mi ispiro, bhè tutto quello che vedi è un lavoro personale, advertising etc lo faccio per un piacere della vita. Non ho un fotografo in particolare, rispetto molti in diversi stili ma non sono devoto in particolare a qualcuno, non sono di quelli che copiano etc certo solo di fare le mie foto, mia è l’ inspiration.

Con quale camera scatti i tuoi lavori?

D.C: Scatto con diverse macchine fotografiche. Uso molto spesso Pentax, e solitamente scatto con Nikon F2 e con Canon.

Ti muovi molto nel mondo e spesso con la tua moto. Cosa non può mancare nelle tue tasche?

D.C: Penso il cellulare persino se dimentico i pantaloni (ride). Ma ho a disposizione solo le tasche dei pantaloni? Posso usare anche quelle del giacca?

Certo

D.C: Sicuramente porterei la mia camera F2 Minox, cellulare per rimanere quindi in contatto con amici e parenti, pettine, in caso qualche libro…Ah sicuramente una Sharpie marker, non per colorare sui muri, ma non so, mi capita sulle mie t-shirt.
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