Thomas Giorgetti & Christophe Lepine of Bleu de Paname

Thomas Giorgetti & Christophe Lepine of Bleu de Paname


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leu de Paname, uno dei brand che ha certamente reso nobile la 81° edizione di Pitti Uomo. E’ lì che abbiamo incontrato Thomas Giorgetti e Christophe Lepine i fondatori del brand francese. Non avremmo potuto lasciarceli scappare, seguiamo le loro mosse da tre anni, lasso di tempo in cui è riuscita ad ottenere successo e collaborazioni tra cui anche con uno dei brand giapponesi più famosi al mondo, Comme des Garcons.
Ci hanno raccontato di come sia nata la loro collaborazione lavorativa e di come abbiano reagito al successo del proprio sogno. Dalla piacevole scoperta di Thomas come collezionista di sneakers, alla storia infinita che si racchiude nel logo del marchio. Bleu de Paname, che ha fatto dello spirito francese e della divisa operaia il punto di partenza per un brand. Se ne fregano dei competitors e dei trend. L’unica cosa che seguono sembra essere il loro modo di vedere la moda, il loro modo di vedere la Francia. Non è forse questo che li rende unici? [/box]

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[twocol_one]Come è iniziata la vostra collaborazione lavorativa?

Thomas: Ci siamo conosciuti da giovani e da quel momento in poi abbiamo deciso di collaborare insieme in questo mondo vista la comune passione per la moda . Nel 2008 abbiamo perciò iniziato ad intraprendere un cammino insieme, fondando il marchio Bleu de Paname, lanciando la nostra prima collezione nel gennaio del 2009. Il mood e lo stile ci rispecchia appieno, soprattutto ora che siamo più maturi.
Il tessuto stesso è il filo conduttore del nostro lavoro, il Moleskin (un tipo di fustagno n.d.r.) primo su tutti, il tessuto rigido, proveniente dal mondo del lavoro, simile al denim americano. Nato alla fine del diciannovesimo secolo, il Moleskin era usato per i lavori forti, per le classiche uniformi degli impiegati delle fabbriche, e la sua funzione si avvicinava molto a quelle del denim. E’ un materiale particolare perché evolve con il tempo e cresce con te, quando lo indossi e lo usi muta la resistenza così come il colore. Come vedi quello che indosso (Thomas si strofina la camicia fatta di Moleskin) l’ho comprata due anni fa e non è più quello di un tempo, già è diverso.

A cosa si ispira Bleu de Paname nel suo stile?

Thomas: Principalmente alla Francia e alle uniformi da lavoro. Uno dei pilastri del brand è infatti questo, la provenienza del prodotto e la sua qualità. Molti brand si stanno muovendo come noi, preferendo una produzione nel proprio paese.
Christophe: Quando osservi un prodotto ciò che ti colpisce è il tessuto, il colore e lo stile. L’equilibrio che c’è tra qualità e prodotto è fondamentale.
Thomas: Per noi produrre in Francia è infatti la base, indispensabile. E lo sai cosa ci hanno detto?: “Christophe, Thomas bella idea ci piace, ma buona fortuna!”.
Produrre il proprio brand in Francia sarebbe stata una pazzia, ma nel 2009 abbiamo voluto rischiato. Quindi io e Christophe ci teniamo a precisare che i nostri prodotti sono tutti Made in France, dalla produzione alla provenienza del materiale. Così ha senso ed entrano in connessione qualità e creatività, ed è questo che ci rende unici.

E si vede. Anche il nome del brand lo è. Da da dove nasce?

Il nome del marchio prende ispirazione da più elementi che si rifanno a Pairigi. Paname, infatti, è il nome informale per chiamare i veri parigini, è un nome che identifica il fatto che provieni da qui, senza distinzione di classe sociale. Il colore blu è una tonalità particolare che è caratteristica della Francia, lo troviamo nella bandiera, nelle divise da lavoro degli operai, nel cielo di Parigi, quando piove, sui tetti perché si crea una reazione chimica molto strana, che sprigiona nel cielo questo colore tra il grigio e il blu.
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[twocol_one_last]Il logo poi è caratterizzato da diverse elementi grafici che scissi in aree hanno un significato specifico. Abbiamo tre puntini, a quali quasi mai nessuno fa mai caso. Indicano tre stati sociali: i contadini, gli emancipati, e la classe borghese. Così come la città di Parigi è nata, in una distinzione tra bassa, media e alta classe sociale. Una distinzione tracciata dalla stessa città divisa in due dalla Senna, così come indicano i due utensili, adoperati in passato per aprire non solo porte e scatole.
Abbiamo preso tutti questi elementi, gli abbiamo scecherati e questo è il risultato, Bleu de Paname in cui l’unione di tutto è l’equilibrio
All’inizio potrebbe sembrare semplice e chiaro, ma poi ti accorgi che dietro un brand come il nostro si nasconde un mondo. Qualunque cosa che facciamo la pensiamo.

Pensate che la ricerca dei materiali possa rappresentare uno dei mezzi in grado di sconfiggere la crisi?

Christophe: Assolutamente uno dei pilastri del brand è infatti questo, la provenienza del prodotto e la sua qualità. Quando osservi un prodotto ciò che ti colpisce è il colore, il tessuto e lo stile. L’equilibrio che c’è tra qualità e prodotto è fondamentale. Molti brand si stanno muovendo come noi , preferendo una produzione nel proprio paese.

Quindi ci state dicendo che la qualità a volte supera la quantità?

Thomas: Esattamente. Vogliamo presentare un prodotto che sia di qualità, perché quella conta. Viviamo in un era in cui non tutto ma la maggior parte dei prodotti sono fabbricati in Asia o comunque lontano dal nostro paese. I prezzi sono molto alti ma non corrispondono alla qualità del prodotto. E’ per questo che con Blue De Paname abbiamo deciso fin dall’inizio di concentrarci sul tessuto.

Christophe: Abbiamo educato fin dall’inizio il consumatore, mostrandogli ciò che volevamo in realtà presentare, l’importanza del prodotto .Non esiste perciò solo il logo, ma il tessuto è quel che conta. Come stava accennando Thomas sulla produzione, noi rispettiamo i consumatori dal momento che i prezzi non sono affatto elevati ma sono del tutto ragionevoli.

Quali sono le basi della prossima collezione invernale 2012 che presetate oggi qui al Pitti?

Christophe: La nuova collezione è un mix dei tre anni trascorsi. Principalmente è diretta ai nostri clienti che ci seguono da tempo. E’ un resoconto del lavoro fatto. L’elemento unificante è sicuramente l’abito da lavoro. La linea è rigida, solida, grazie ancora una volta al materiale utilizzato. Abbiamo quindi presentato un Mix rielaborato capi dalle passate collezioni.[/twocol_one_last]

[twocol_one]Cosa pensate dei giovani talenti? Vengono secondo voi aiutati in questo panorama di crisi e quanto?

Christophe: Penso di si, vengono aiutati. Molte aziende prestano attenzione ai giovani talenti, e soprattutto se fai le cose con il cuore e se rispetti i giochi del sistema sicuramente vieni ascoltato.
Thomas: A dire la verità non abbiamo prestato molta importanza a ciò che ci circonda. Ci concentriamo molto su di noi. E come piccoli studenti lavoriamo in un laboratorio, sviluppando un proprio stile con nostre inspirazioni. Quando osservi troppo i competitors ti puoi dimenticare persino della tua identità.
Penso che in questo periodo di crisi mettersi a creare un nuovo brand sia una follia, ma è interessante vedere come i giovani talenti reagiscano al fenomeno tirando fuori la loro creatività. C’è crisi ovunque, Italia, Francia, Inghilterra, ad esclusione forse della Germania, ma è solo in questo modo che la creatività riesce a muoversi.

Come è stato venire qui a Firenze e partecipare a Pitti?

Non ci eravamo mai stati. E’ la prima volta per noi. Molto interessante, molta gente, buono il cibo, ma il luogo che ci hanno dato per esporre la nuova collezione non ci piace affatto (scoppiano in una risata). Abbiamo fatto richiesta per un posto con visibilità diversa, ma questo c’è stato negato.

Avete collezionato in questi anni diverse collaborazioni da Pointer a Comme des Garcons. Come è stato essere chiamati da Rei KawaBuco? Vi troveremo vicino a qualcun’altro nel breve?

Thomas: Che dire..Fantastico. Chi avrebbe mai pensato che questo potesse accadere. Ormai siamo alla quarta collaborazione con Comme des Garcons e ci auguriamo che duri a lungo. Abbiamo iniziato nel marzo del 2009 con lo store Dover Street Market, poi nuovamente nel 2010 con la rielaborazione della divisa da lavoro francese.
Per quanto riguarda la prossima stagione Spring/Summer 2012 lanceremo insieme due collaborazioni, una per la linea da donna e l’altra per Comme des Garcons Shirt. Molto probabilmente inizieremo una nuova collaborazione a settembre con Dover Street Market. Stiamo lavorando molto anche sulle sponsorizzazioni di star della tv francese. E’ un modo

Se domani potreste scegliere con quale altro brand in particolare che ti piacerebbe collaborare, quale sceglieresti?

Thomas: Sicuramente con alcuni dei più importanti brand francesi, quello sì, sarebbe interessante. Però staremo a vedere. Siamo molto umili, abbiamo iniziato dal nulla e guardaci ora, abbiamo Comme des Garcons che ci chiede di collaborare senza che noi avessimo chiesto nulla. Forse se vi avessi incontrato qualche anno fa vi avrei detto : “ Ehi ragazzi sarebbe fantastico se un giorno collaborassi con Comme des Garcons” . Quindi se viene viene, staremo a vedere.
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[twocol_one_last]Cosa ne pensate di Internet e di come sta mutando la comunicazione? E come si comporta Bluu de Paname a riguardo?

Thomas: La nostra non è una comunicazione forzata e aggressiva. Ciò che più ci interessa è il consumatore, lo ascoltiamo e non stiamo li a pregarlo. Diamo delle informazioni attraverso Facebook, Twitter o il blog sul sito del brand e a loro la completa libertà di scegliere. Certo internet al giorno d’oggi non si fa sempre strumento di comunicazione per ciò che è di qualità, ma al contrario alcune volte dietro a quel “Hight Quality” si nasconde l’opposto.

Questa è la vostra unica attività o ne avete altre?

Thomas: A dire la verità no. Io ho iniziato come anche Christophe come consulente per alcuni marchi famosi, tra cui Nike, adidas, sono stato capo redattore di magazine come SPRAY magazine. Abbiamo anche un studio di rappresentanza a Parigi. La moda è il nostro mondo e abbiamo lavorato al suo interno a vari livelli.

Sei per caso un collezionista di Sneakers?

Thomas: Ebbene sì, lo sono(ride). Mi piace New Balance, adidas non solo Nike. Ho 1200 paia di sneakers al momento. Ho iniziato a collezionarle in modo ufficiale dal 1995/1996. Sono amico degli editori delle più importante riviste di settore. Ho avuto la possibilità di disegnare scarpe per adidas. Negli anni infatti questa passione è diventata un vero e proprio lavoro.

Non immaginavo un’appartenenza alla cultura street così forte. Continui a collezionare sneakers?

Thomas: Beh ora con Bleu de Paname di cui siamo i proprietari, le energie vengono spese prima sul brand. Considera che noi non siamo designer ma dei visionari. Sapevamo cosa volevamo creare ma non ne avevamo le competenze tecniche. All’inizio ci sono stati dei piccoli errori, tanto che abbiamo basato i primi capi di Bleu sulle nostre taglie, e solo dopo averli prodotti ci siamo accorti che si, a noi andava bene, ma gli altri magari no (ridono).
Ma da qualche parte dovevamo pure iniziare. Siamo quindi dei veri autodidatti.
Bleu de Paname è nato mettendo insieme diversi pezzi proveniente da un guardaroba del passato, riferito all’ambito operaio, fuso con la cultura street e quella vintage. Siamo stati in grado di trasformare dei pezzi classici in capi con una propria identità, riadattandoli perfettamente ad un guardaroba attuale molto più trendy. Non vogliamo vestirci come i nostri nonni, e finire nel vintage. Prendiamo sicuramente ispirazione dal quel mondo, ma indossare quegli abiti per noi sarebbe impossibile.

Come vedete Bleu de Paname tra dieci anni?

Thomas: Sicuramente vedo Bleu de Paname con uno store in Francia. E’ come un piccolo bambino e ora sta crescendo con noi passo dopo passo.
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