Signs Specials: Jake Davis

Signs Specials: Jake Davis

Oggi è Domenica e come sempre Signs da spazio a quei fotografi che fanno della propria vita un arte. Foto, piccoli fotogrammi che raccontano un modo tutto personale di vedere le cose. Sono dei visionari che nel loro piccolo fanno riflette, e Jake Davis è uno di questi. Americano di nascita si laurea alla Tisch School of the Arts di New York, e da quel momento in poi per lui ogni esperienza lavorativa diventa una conquista. Inizia subito a collaborare per Nike e poi Supreme, sviluppando contemporaneamente una ricerca  del tutto personale che lo immerge nello streetstyle. Come un CoolHunter che racconta una storia non perde tempo e con piccoli cortometraggi  si fa precursore di una nuova mania, quella dei TestShot.
Ecco così che vi presentiamo un’ intervista speciale  fatta direttamente da Signs a Jake Davis, il padre della fotografia in movimento.

Come ti ritrovi a dirigire le campagne pubblicitarie di marchi di fama mondiale?

In verità non ci penso affatto. Lo faccio e basta. Ma quando ho un momento per rilassarmi, mi capita di fare un resoconto della mia vita, ed è lì che mi accorgo di essere felice. Alcune persone lavorano duramente e non raggiungono mai le riconoscenze delle loro fatiche. Così mi sento molto fortunato di aver avuto tutte queste opportunità . Continuerò a fare del mio meglio per sfruttare tutte le buone occasioni che mi verranno incontro.

Unico nel tuo genere.Possiamo dire che hai dato vita a qualcosa di nuovo, che unisce tra loro diversi concetti.Con i tuoi lavori vai oltre catturando facilmente l’attenzione di chi ti osserva. Come definiresti il tuo modo di fare arte?

La cosa più difficile di ciò che faccio (che la parte più giovane di me probabilmente ancora non capiva) è che la vita è la mia arte. Scatto persone che amo. E’ un processo naturale che accade solamente se vivi a New York City. Il giovane Jake Davis non aveva la profondità per vedere la bellezza che era  nascosta nelle persone. C’ho messo ben dieci anni per sviluppare la mia vocazione. E ancora ci sto lavorando.

“Dai un’anima allo StreetStyle”.Come è nata l’idea del Test Shots?

E stato tutto spontaneo. Volevo contribuire alla cultura a modo mio. Ho molti amici con stile e avevo voglia di filmarli in qualche modo. Non immaginavo in quel momento che i miei video potessero diventare tanto popolari. I Test Shots forniscono un quadro di chi ho davanti e sto scattando. Ho talmente tanto da fare con loro che non con me stesso.

Quando già aveva oltrepassato i 60 anni, Helmut Newton la volle fra le sue modelle, conquistato da quel “distillato di sex-appeal”. Come è stato immortalare Carmen Dell’orefice?

Carmen è un’icona. Come scatteresti con un’icona? E come interagiresti con un colosso della moda? Basta sorridere, comunicare al meglio la mia professionalità, e sperare che la camera sia carica.

Kanye West,Snoop Dogg,My Chemical Romance,T.I solo alcuni degli artisti con cui ai lavorato. La scelta di un artista o un brand rispetto un altro è dettato unicamente dal tuo stile? Quanto hanno influito sulla tua crescita professionale?

A questo punto troppe chiacchere cadono dietro le scene e su chi deve lavorare con. All’inizio ero molto indisciplinato su questo fronte. Lavorare con incredibili icone per tutti questi anni ad ogni modo è stato un’esperienza di apprendimento eccezionale. Cerco di prendere sempre il meglio di ognuno e applicarlo a me stesso. Sembra che fino a questo momento abbia funzionato bene.

La tua è una necessità di raccontare a modo tuo uno stile fatto di dettagli. In modo diverso,forse più forte ed eccentrico, Terry Richardson racconta il suo.Quanto si avvicina e allo stesso tempo allontanano il vostro modo di vedere le cose?

Il talento di Terry sta tutto nella sua capacità di interagire. E il livello di confort che riesce ad instaurare con il personaggio che ha davanti. Tira fuori dalle persone momenti sinceri. E’ particolarmente dotato in questo. Rispetto molto i fotografi perché quello che normalmente devono fare loro in un frame io ci impiego 24 frame. In questo caso per me c’è un vantaggio.

Supreme e New York sembrano legate tra loro.Unisce in sè tante culture da una mentalità e una filosofia comune, quella per l’autenticità e la qualità.Personalmente cosa in particolare ti lega a questo marchio?

Per molti di noi Supreme è un pò come l’ultima parte di una New York ormai passata. Ci stiamo aggrappando a questo. Senza il brand  il centro di New York culturalmente è un po’ perso. Alcuni dei miei più cari amici hanno aiutato a fondare  supreme, quindi è palese il fatto che mi ci senta affezionato. Ho avuto l’onore di scattare e riprendere la maggior parte di loro video. E’ qualcosa di incredibilmente difficile da eseguire. Della serie se ci riesci,va bene. Se non ci riesci, va bene lo stesso. Non ce ne frega niente.

Nel tuo armadio hai qualcosa a cui sei particolarmente legato e che custodisci gelosamente?

Non sono attaccato a nessun abito. Sono attaccato alle persone. Alcune cose che possiedo mi ricordano alcuni bei momenti passati con alcuni di loro. Ma tutto questo viene fuori dalle persone che amo e non necessariamente dalle cose materiali.

Hai prossime collaborazione o progetti speciali da anticiparci ?

Molti test shots con personaggi incredibili, molti di più saranno I video musicali in collaborazione con artisti interessanti, e campagnie pubblicitarie per brand importanti.