Providermag Interview: Bakuto893

Providermag Interview: Bakuto893


D’acquirenti convulsivi di vintage da intenditori, amanti del Giappone, Andrea e Filippo amici da sempre stanno provando a realizzare il loro sogno: produrre capi secondo i criteri dell’alta qualità ispirati ai fenomeni degli anni ’60 e ’70, dal look vintage ma da taglio sartoriale moderno.
Tra le nuove realtà del prossimo Pitti Immagine Uomo all’interno del padiglione New Beats, Bakuto893 con residenza a Roma, è un scomessa sulla quale abbiamo puntato.

Photo by Providermag
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Cosa facevate prima di bakuto?

Spulciavamo tra bancarelle e robivecchi

Come vi siete conosciuti?

Siamo amici d’infanzia….purtroppo o per fortuna, possiamo dire di conoscerci da sempre.

Quando avete iniziato il progetto Bakuto893 e come mai?

Per parlarti del progetto bakuto893 dovremmo premetterti come la nostra adolescenza è stata influenzata da una forte passione per il vintage che ci ha portato a marinare la scuola per trascorrere gelide mattinate “spulciando” tra i banchi dei mercati dell’usato americano, a girovagare tra un negozio dell’usato e l’altro, a ricercare sneakers deadstock degli anni ’70 e ’80 nei negozi di sport di provincia, a trascorrere vacanze all’estero mai prive di una “spulciatina mirata” nei mercatini così che nei nostri armadi, nelle cantine e nei garage abbiamo accumulato abbigliamento usato americano e non, oggetti di modernariato, militaria, autovetture e motoveicoli d’epoca.
Il progetto bakuto si concretizza nel 2005 quando, determinati a creare una linea d’abbigliamento basic che riproducesse t-shirt e felpe del periodo compreso tra gli anni ‘40 e gli anni ’80, dopo una lunga e approfondita ricerca tra cotonifici e tessiture, studiando i filati e le composizioni dei capi raccolti nel tempo, abbiamo riprodotto il tessuto nel colore grigio melange del quale abbiamo fatto il punto di forza della nostra collezione.


Che cosa significa Bakuto?

I bakuto erano un’importante branchia del crimine organizzato giapponese, chiamati biscazzieri o giocatori d’azzardo ai quali si deve la tradizione delle dita mutilate e dei tatuaggi nonché l’origine della parola “Yakuza”. Essa deriva da una sequenza perdente del gioco “Hanafuda” (carte di fiori) il cui punteggio 893, che in giapponese significa letteralmente ya-ku-za, era una sequenza perdente ed indicava le cose prive di valore.

Quale è la peculiarità dei vostri prodotti e per cosa si differenziano?

Le felpe collezione “basic” è composta da t-shirt e felpe realizzate fedelmente ai campioni che abbiamo raccolto nel tempo. Acquistiamo filato di pregiata qualità italiana dal quale otteniamo il tessuto Jersey per la confezione delle t-shirt ed il tessuto felpato nei due pesi che proponiamo secondo la stagione di riferimento.

Le t-shirt e le felpe della nostra collezione sono realizzate con filato di pregiata qualità italiana dal quale, attraverso processi di trasformazione svolti esclusivamente in Italia, otteniamo il tessuto Jersey per la confezione delle t-shirt ed il tessuto felpato nei due pesi che proponiamo secondo la stagione di riferimento.
Oltre al classico Athletic Vintage Grey, costante riferimento e punto di forza di ogni collezione, nel tempo sono stati inserite altre tonalità di melange.

La collezione “basic” si è poi ampliata alla camiceria sviluppata con tessuti italiani, chambray di jeans riprodotti da importanti cotonifici giapponesi che ancora oggi, anche loro spinti dalla passione e dalla cura dei dettagli, utilizzano antichi telai a navetta americani rilevati nel corso degli anni.
Le camicie in chambray di jeans sono confezionate riproducendo i dettagli sartoriali di un tempo, all’epoca eseguiti per necessità, oggi riproposti per sofisticatezza stilistica.
Nel rispetto del MADE IN ITALY, punto di forza dell’Azienda, il ciclo produttivo di ogni capo termina nelle abili mani di fasonisti italiani.


Volete spiegare ai nostri lettori il termine cimosa e perché per voi è così importante?

Con il termine cimosa si intende il bordo laterale di una pezza di tessuto lungo il verso dell’ordito. La cimosa chiusa si viene a creare quando la navetta utilizzata negli antichi telai, dopo aver posto il filo di trama, ritorna sul lato opposto. In questi casi la cimosa si definisce chiusa e, pertanto, non si sfilaccia. Le altezze dei tessuti realizzati con i vecchi telai avevano un’altezza compresa tra 30 cm, i primissimi, e 80 cm, i più moderni, pertanto l’utilizzo della cimosa nel passato non era un vezzo stilistico ma era una necessità in quanto, disponendo di stoffe molto basse, le sartorie tagliavano sfruttando il tessuto sino alla cimosa che, non sfilacciandosi, diveniva la parte terminale dei pezzi che compongono un capo.

Ora che sappiamo cosa è mi spiegate il senso di applicarla in tre punti come sulle vostre camicie, quali migliorie porta?

Non la definiremmo effettivamente una miglioria quanto più un vezzo estetico che, oltre ad “ostentare”
la qualità del tessuto, è concepito per riproporre il sapore e l’autenticità della manifattura artigiana di un
tempo.

A cosa vi siete ispirati per la prossima collezione?

Quest’anno, come da sempre, le nostre grafiche sono ispirate al sixties design, al movimento psichedeliche degli anni ’70, al militare, café racer ed all’arte giapponese.

Dove possono trovare bakuto i nostri lettori?

Attualmente bakuto893 è in vendita presso i seguenti negozi nel Lazio:
Becool – Blue Marlin – Bottiglieria – General Store – Pandemonium – Alori – H20
Per la prossima stagione ci saranno nuovi clienti a in Lombardia e in Campania.
Saremo al Pitti Immagine Uomo che si terrà presso Fortezza da Basso (14-17 giugno 2011) allo stand New Beats.