A Little Less Conversation: Ian Stevenson


Secondo appuntamento con A Little Less Conversation la rubrica dedicata alla scoperta di nuovi illustratori o già affermati personaggi della scena, intervistati in maniera veloce, semplice e leggera come un sorso di tè.
Resident nella città della Regina Elisabetta, Ian Stevenson quand’era bambino ha passato molto tempo nella cameretta con i suoi giocattoli…e forse non n’è più uscito. L’arte come gioco, disegni realizzati con la penna, un tratto fine per definire i suoi personaggi, quasi a voler mostrare un’ironia sussurrata, senza gridare. Alla fine capirete che Ian è come Big Lebowski: non si prende affatto sul serio…per fortuna!

Illustration of Luca Laurenti (Mklane) for Providermag: All right reserved

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Ti è mai capitato di trovarti senza idee o ispirazione ?
Non proprio, le cose continuano ad apparire sempre nella mia mente. Quanto smetteranno di arrivare probabilmente sarò morto o piacevolmente intorpidito.

“Questo libro mi ha cambiato la vita”. Nel tuo caso, di quale si tratta?
C’è questo grande libro chiamato ‘Now That’s What I Call Art‘, è brillante e contiene un sacco di disegni artistici.

Ti ricordi qual’è il nome dell’autore?
Spiacente, non mi sembra di ricordarlo, mi sfugge, ma te lo raccomando.

Ti senti più ispirato al mattino?
Generalmente la mattina sistemo le cose, e poi accendo il pensiero nel pomeriggio. Sedersi con uno sketch book, viaggiare o quando i miei occhi sono chiusi arrivano le migliori idee.

Qualcuno ha mai rifiutato il tuo lavoro?
Le aziende a volte pensano di volere qualcosa di interessante, poi si rendono conto che vogliono la solita merda e continuano a trattare il pubblico come idioti. Quindi sì, a volte il mio lavoro non viene utilizzato, è fastidioso ed è una completa perdita di tempo.

Come e dove ti senti più a tuo agio quando lavori?
Generalmente non ho alcun timore durante il lavoro. Penso che il momento peggiore è quando qualcuno cerca di suggerire un’idea e dice “non sarebbe divertente se…”. Di solito questa frase è seguita dall’idea più merdosa che tu abbia mai sentito.

Vuoi raccontarci un tuo prossimo progetto?
Sto lavorando su una tela che ha le parole “Really Shit” scritte sopra, parte di una serie di slogan che voglio realizzare per il mondo moderno.