Providermag presenta This is Rome 2010: One Love Hi Pawa Interview

Providermag presenta This is Rome 2010: One Love Hi Pawa Interview


Una delle crew storiche romane che ha dedicato gli ultimi 17 anni a creare e diffondere nella capitale, ma anche in tutta l’Italia il suono della musica reggae, parlo di One Love Hi Pawa, è tra i protagonisti di questa edizione 2010 di This Is Rome. A loro che sono tra le crew più longeve del festival abbiamo posto le classiche 6 domande di questa nostra investigazione pre-evento.

La prima cosa che voglio sapere è come e quando è nata la vostra serata?


Ciao, iniziamo a rispondere alla tua domanda presentandoci: siamo Lampa Dread, King David, Clava, Ducho B, Tano e Pier One, ed insieme formiamo One Love Hi Pawa, il reggae sound system italiano più conosciuto internazionalmente. La nostra crew lavora insieme sin dalla fine degli anni ’80, promuovendo radio show, dancehall e concerti di artisti internazionali. Abbiamo contribuitio al fertilissimo periodo delle Posse Italiane: nel 1992 abbiamo prodotto un demotape che ha venduto oltre 5000 copie. Sulla carta d’identità siamo un pò più giovani, nel prossimo dicembre infatti festeggeremo il nostro diciassettesimo anniversario, infatti nel 1993 abbiamo ultimato la costruzione del nostro impianto sonoro, un vero e proprio sound system così come nella tradizione jamaicana ed inglese. Da quell momento in poi, abbiamo suonato in ogni angolo di Italia, in tutta Europa, UK, USA, Canada, Jamaica, Giappone, partecipando più volte al campionato mondiale dei sound system, il World Clash.
Abbiamo anche aperto un negozio di dischi a San Lorenzo, il One Love Music Corner, ed una compagnia internazionale di distribuzione di musica reggae, con base Kingston, Jamaica.
Dal 1993 ad ora sono passati molti anni, ma, come recita un nostro dubplate, “One Love Still Deh Yah”. Due anni fa abbiamo celebrato il nostro quindicesimo anniversario, con un grande party e con una t-shirt ad edizione limitata in collaborazione con il famoso marchio di streetwear “Stussy”.
Lo scorso aprile abbiamo vinto a Londra il “World Tag Team Clash” in squadra con i nostri amici David Rodigan e Bass Odyssey, mentre a maggio, presso lo York College Performing Arts Centre di New York siamo stati dichiarati vincitori del “29th International Reggae and World Music Award” nella categoria “most popular sound system”; L’”IRAWMA” è un importante riconoscimento, il maggiore per la musica caraibica, tra gli altri vincitori nelle diverse categorie, ci sono stati personaggi del calibro di Sean Paul, Queen Ifrica, Tarrus Riley, Beenie Man, Freddy Mc Gregor, Dean Fraser, Capleton e Julian Marley.
La nostra serata, per dare una risposta esauriente alla tua domanda, è stata da sempre il giovedì. “Come li gnocchi” il nostro giovedì reggae a Roma va avanti da oltre vent’anni ed è diventata una vera e propria istituzione, acquistando di anno in anno sempre più fama internazionale. I primi giovedì sono stati quelli pionieristici di Lampa Dread, poi si sono succedute le “Tortughe” nei sotterranei del Forte Prenestino, lo “Sleng Teng” all’Intifada e il “Top a Top” presso Il Brancaleone. La stagione 2010/2011, vedrà la nascita di una nuova serata: siamo contenti di annunciare la nostra nuova casa, il sempre più apprezzato Init Club, con una serata che si chiama “Pull Up! – Reggae aRoma, Thursday’s Dancehall”, la cui inaugurazione è prevista giovedì 9 settembre, data in cui ospiteremo il live showcase dei salentini Boomdabash.

Trovare un nome per un progetto è sempre una cosa super importante e difficile. Com’è è nato il vostro?

Oltre ad essere una delle più grandi canzoni di sempre, One Love è un messaggio di valore universale che dovrebbe essere condiviso da tutti, Hi Pawa (da High Power), è l’attributo dedicato al nostro sound system. Il nome che in genere diamo alle nostre serate, è un nome di impatto o facilmente ricordabile, con un significato ben preciso o che richiami un trend musicale attuale. Come ti dicevamo prima, il nuovo giovedì si chiamerà “Pull Up!”: pull up è il modo di dire che forse rimane più impresso a chi varca per la prima volta le soglie di una dancehall. Inizialmente l’impatto è di incomprensione, poi, una volta capito il significato di “tira su la puntina e rimetti il pezzo da capo – ca’ de tune so big”, non se ne può più fare a meno.

Quali sono le influenze musicali e gli artisti che avete portato in queste stagioni che più rappresentano la vostra identità? 


La scena reggae è una scena molto varia e completa grazie alla sua varietà di generi e performance. Gli show che noi promuoviamo sono essenzialmente tre: live con band, showcase live e sound system in dj set. Durante gli anni abbiamo ospitato i migliori cantanti e djs da tutto il mondo, sarebbe lungo elencarli, il nostro pubblico certamente li ricorderà con piacere!
Da sempre siamo stati influenzati da storici artisti come Dennis Brown, Garnett Silk, Sugar Minott, Jacob Miller, o da più recenti come Sizzla, Capleton, Bounty Killer, mentre oggi ne stiamo sostenendo nuovi, come l’anglo-giamaicano Gappy Ranks. Per quanto riguarda il mondo dei soundsystem, quelli che più rappresentano la nostra identità sono Killamanjaro, David Rodigan, Stone Love.

Cosa ne pensate di Roma a livello musicale? Passato, presente o futuro?


A Roma si può trovare di tutto, ed ogni anno passano per la capitale grandi nomi di artisti e dj internazionali. Spesso un sovraffollamento di promoter più o meno bravi, fa si che non venga dato il giusto valore a serate veramante valide, forse in passato, essendoci meno eventi, l’aspettativa ed il modo di vivere i grandi eventi erano più sentiti. Attualmente, nella scena club, le strutture che ci piacciono di più (oltre a noi), sono Afrodisia, Snob, Black Time, l-ektrica, No Future e pensiamo che saranno queste che setteranno I trend nei prossimi anni.

Cosa cambiereste e cosa manca secondo voi nella scena club romana?


Manca un pò di identità, si mira troppo all’estero, sarebbe bello se inglesi, tedeschi, americani e jamaicani prendessero spunto da quello che succede da noi! Nella scena club romana aboliremmo quella sottile differenza che fa scadere un club in discoteca italiana (prezzi troppo alti, quasi totale mancanza di file ordinate, dress code, sicurezza non adeguata).
E’ proprio questo che in poco tempo fa scadere un club o una serata inizialmente nata come “the coolest thing” in quella da evitare. Troppo spesso a Roma, erroneamente, si fa corrispondere “serata club” con “serata di musica elettronica”. I club migliori sono definitivamente quelli che riescono a promuovere più generi di musica, reggae, hip hop, funk, afro, elettronica, tropical, fidget, dubstep, e che si riescono a rinnovare di anno in anno, proponendo sempre qualcosa di nuovo al proprio pubblico.

Come sarebbe il vostro club ideale?

Per quanto riguarda i club, la scena berlinese è ora una delle migliori, c’è ad esempio un locale reggae, lo Yaam, che è adatto ad ospitare eventi sia indoor che outdoor, ha inoltre una bellissima spiaggia sul fiume dove si possono trascorrere piacevoli pomeriggi. Più o meno, la struttura del club ideale è secondo noi questa, un posto con un ottimo impianto sonoro, che possa ospitare sia djset, che live di ogni genere, ma che abbia anche spazi dove socializzare, magari anche durante il giorno: spesso chi frequenta i club si incontra quasi tutti i giorni e condivide una passione comune, ma si conosce ben poco, o non si è mai visto alla luce del sole!