Providermag presenta This is Rome 2010: Execute Interview

Providermag presenta This is Rome 2010: Execute Interview


Prosegue il nostro countdown verso This is Rome 2010 insieme alle crew che rappresenteranno la scena clubbing romana. Di alcuni vi abbiamo e vi presenteremo i suoni, di altri i più longevi vi racconteremo la storia. Oggi parliamo con Valerio Stefanoli, uno degli organizzatori di Execute.

La prima cosa che voglio sapere è come e quando è nata la vostra serata?


Difficile dire come sia nata. Il progetto è probabilmente sempre esistito nelle nostre menti e si è sviluppato negli anni (troppi) che abbiamo passato frequentandoci (Ci conosciamo tutti dai tempi del liceo). Partendo dalla volontà insoddisfatta di trovare un contesto clubbing che ci rappresentasse, abbiamo pensato di creare un’idea di party che a nostro avviso ancora non esisteva. La nostra serata, partendo dalle sue molteplici forme primordiali con nomi azzardati, generi musicali indefiniti e dj’s estemporanei fino all’ultima declinazione ufficiale, è nata e si è strutturata negli anni partendo da un semplice presupposto: far divertire noi e i nostri amici. Quando smetteremo di divertirci, finirà il nostro concetto di festa e di conseguenza exe-cute. Purtroppo per voi non credo succederà a breve.
Trovare un nome per un progetto è sempre una cosa super importante e difficile. Com’è è nato il vostro?

La componente fondamentale è stata la passione per un personaggio del calibro di Desmond Hume, un perdente di successo alle prese con le sue paure e le sue passioni. Ci piaceva l’idea di un tasto da premere ciclicamente senza un motivo concreto (il tasto execute) con l’impressione autoreferenziale di salvare il mondo. Ovviamente noi a salvare il pianeta non ci pensiamo minimamente.

Quali sono le influenze musicali e gli artisti che avete portato in queste stagioni che più rappresentano la vostra identità? 


Molti anni fa, alla notte dei tempi, quando iniziammo a pensare a una nuova serata avevamo influenze leggermente differenti: l’ indie britannica, la techno berlinese, piuttosto che il punk funk newyorchese targato DFA e l’elettronica dello stra-abusato french touch.
Poi è tornata l’house, e con lei le sue componenti più deep e soulful che ci hanno stregato e rapito il cuore.
Possiamo chiaramente dire che gli ospiti delle ultime stagioni ci rappresentano in pieno: Artisti come Motor City Drum Ensemble, Ame, Aguayo, Culoe de Song, KiNK, Jay Shepheard e Dance Disorder rappresentano ormai il nostro dna musicale, senza dimenticare ovviamente il nostro guru spirituale Marco Passarani, da sempre fonte d’ispirazione per exe-cute

Cosa ne pensate di Roma a livello musicale? Passato, presente o futuro?


Se in passato avevamo fortissimi dubbi, credo che al momento la scena musicale romana sia seconda forse solo a quella berlinese, londinese, parigina e di Barcellona. Ogni weekend è un susseguirsi di ottime serate e ospiti importantissimi, dislocati in più locali, cosa che se da un lato aumenta la competitività tra i differenti party, dall’altro crea una situazione prestigiosa per il clubbing capitolino e di ampia scelta per il pubblico. Se è vero che aumentano i party di qualità, proliferano però di pari passo serate spesso campate in aria e portate avanti senza idee e senza passione, in nome di mode passeggere o illusioni di soldi facili. Il rischio di saturare la scena esiste, ma a noi al momento interessa ben poco. In caso smetteremo di premere il tasto.

Cosa cambiereste e cosa manca secondo voi nella scena club romana?


Credo che nella scena club romana manchi principalmente la voglia di osare, anche se capisco che la competizione e la paura di fallire possano rappresentare un freno verso le idee più alternative e innovative. Certo è che Roma può tranquillamente fare a meno di determinati artisti che vengono riproposti ogni 20 giorni o di concept party basati sul nulla cosmico. Il pubblico è pronto a qualcosa di nuovo.
Inoltre la mancanza di spazi, servizi e mezzi pubblici e l’obbligo contestuale di dover utilizzare sempre l’automobile, con tutte le problematiche del caso, rende la notte un inferno per molti, relegando la condizione romana a un quasi terzomondo. Ok investire sulle serate e sugli ospiti, ma quando è il resto a mancare diventa tutto più difficile

Come sarebbe il vostro club ideale?

Un club sempre aperto, con un imponente Funktion One come impianto, strutturato su più piani, con una line-up che ogni weekend propone il meglio della scena planetaria, dove macchine fotografiche e telecamere sono assolutamente vietate e la gente si fa i cavoli propri. Mi dicono che esista qualcosa del genere dalle parti di Am Wriezener Bahnhof a Berlino, ma io non ci credo…