Providermag: Marcello Crescenzi aka Rise Above Interview

Providermag: Marcello Crescenzi aka Rise Above Interview


Il primo incontro con Marcello è stato dettato dal caso. Una mini mostra in un mini locale nella nostra città, Roma. Di vista c’eravamo già incontrati ma non c’era mai stato modo di scambiare quattro chiacchiere. Davanti ai suoi lavori ignorati da molti che erano lì solo per l’aperitivo, come mi raccontò Marcello, dopo un confronto durato un paio di birre, è nato il personale innamoramento per l’arte di questo trentenne. Ho avuto la possibilità di entrare nel suo micro mondo in cui lavora, una camera che è rimasta ferma agli anni ’70, piena di fumetti, poster e oggetti che rappresentano RiseAbove, questo il suo nick, artista nato, rimasto forse un pò troppo nell’ombra fino al 2006, hanno in cui mise online il suo sito che gli ha dato e che gli sta dando la giusta ricompensa.
E lì tra porta pranzo di Hazard, dischi dei Led Zeppelin, e libri di ogni genere, ho avuto il piacere di parlare e perdermi nelle sue passioni diventate, con molto gioia per lui, il suo lavoro.

Ciao Marcello.Per prima cosa vorrei chiederti che studi hai seguito?

Liceo Classico, poi passai all’artistico dopo il ginnasio, a seguire Accademia di Belle Arti ad indirizzo scenografia.

E come scenografo hai mail lavorato?

Ho fatto l’assistente e sono stato a fare gavetta in attrezzeria, poi ho iniziato a lavorare come grafico e non ho più continuato.

Quando hai capito che il mondo dell’illustrazione era il tuo scenario?

In realtà non l’ho granché chiara come faccenda… Continuo a fare due lavori difatti. Di sicuro ci credo più che qualche tempo fa, al punto che ho pubblicato i miei lavori per la prima volta a 27 anni. Non mi aspettavo, da li per i seguenti quattro anni di lavorarci così costantemente.

Una cosa molto importante che a me hai già spiegato e che vorrei facessi capire ai lettori che non lo sanno, è la differenza tra un illustratore e un grafico.

Un grafico è colui che crea progetti di comunicazione visiva in base a regole e codici precisi, sanciti e che molto spesso non comprendono alcun disegno nel senso artistico del termine. Il grafico, per dire, è colui che progetta la griglia e la tipografia di un giornale o un libro o un sito, che progetta la struttura che ospiterà foto, disegni, testi. Per molti versi è più vicino all’architettura come mestiere piuttosto che all’illustrazione. Un grafico può anche venire chiamato semplicemente per eseguire un lavoro a regola, un illustratore viene sempre chiamato per dare la sua visione di qualcosa. Un grafico non disegna per forza di cose, molti lo sanno fare eh, ma non è la “conditio sine qua non”. Molto spesso gli illustratori sono anche grafici, più raramente i grafici sono anche illustratori. Spesso anche perché di sola illustrazione è difficile campare qui in Italia, credo.
Molti grandi grafici del passato come John Alcorn o Milton Glaser o Paul Rand erano anche illustratori.

Di quest’ultimi che mi hai citati ti ricordi per quali lavori ?

Di John Alcorn il poster per la sua personale a Milano perché avendolo in casa è la prima cosa che mi viene in mente, poi alla rinfusa la copertina del libro “La Morra CInese” di Henry Trovat. la sua copertina per “Gorky Park”, il “Profilo di donna”… Mi fermo perché ce ne sarebbero veramente mille: è stato un’artista così prolifico e con una qualità così costantemente alta che non saprei fare una selezione ragionata!
Di Glaser sicuramente e banalmente il suo poster per Bob Dylan poi la copertina del “Live at Monterey” del Bruback Quartet, la locandina del film “Next Stop Greenwich Village”.
Di Paul Rand i suoi libri illustrati per bambini come ad esempio “Listen? Listen!”, “I know a lot of things”, “Sparkle and Spin”.


Per quanto riguarda le tue ispirazioni, da dove arrivano e in che modo le cerchi?

Arrivano dal micromondo di fumetti, libri, dischi che mi son creato attorno. Non le cerco, so che mi verranno mentre faccio qualcosa che mi piace. Spesso mi vengono mentre giro in vespa.

Oggi sono qui nel tuo studio/casa e dove mi giro mi giro trovo elementi che si rifanno al mondo dello spazio. Tanti fumetti molti dei quali del passato alcuni anche rari. Li collezioni?

Si li colleziono. Li ho sempre avuti, ho imparato a quattro anni a leggere sui fumetti, su quelli dell’Uomo Ragno in particolare e da li non ho mai smesso di circondarmene. Sono ormai un elemento di famiglia per me, sono attorno a me quasi da quando ho memoria.

Il mondo dello spazio è facilemente rintracciabile nei tuoi lavori. Com’è nata quest’amore?

Fino a qualche tempo fa, prima che tutto si appiattisse, lo spazio, la fantascienza, il racconto fantascientifico erano uno dei grandi temi della narrativa popolare soprattutto per ragazzi: libri, film, fumetti. Era facile rimanerci sotto.

Da questo mi appassionai alla divulgazione scientifica vera e propria e studiavo di buona lena il sistema solare, le galassie, le stelle, come vedi ho ancora un modellino di sistema solare appeso sopra al mio letto!

Quando ero piccolo c’era un sacco di fantascienza ovunque, spesso non solo a scopo puramente ludico come avviene oggi ma di critica sociale, di analisi.
La solitudine dello spazio a simbolizzare la riflessione dell’uomo su se stesso, la scoperta dell’alieno come metafora della scoperta dell’altro, del confronto con il diverso da noi e così via.
La fantascienza mi ha educato ai valori civili, molto più della cultura ufficiale probabilmente.

Se avessimo dato ascolto al sottinteso messaggio di molti film di fantascienza e ne avessimo letto più libri, oggi ci renderemmo meglio conto della deriva orribile che questo pianeta ha preso. Del resto molta fantascienza è stata scritta da professori, scienziati, matematici, fisici, filosofi, le loro speculazioni sulla società umana erano più che approfondite.
Al contempo mentre la fantascienza mi rinsaldava i piedi per terra mi mandava la testa in orbita: formativo e divertente, cosa volere di più?

Tra i tuoi lavori c’è ne uno di cui vai più fiero?

Uno che non è neanche sul sito… Non è niente di speciale ma è un disegno che mi venne bene al punto che pensai per la prima volta “cavolo sembra uno di quelli che vengono pubblicati!”. Ero poco più che ragazzino e molto sfiduciato sulle mie capacità, per me fu un momento importante per la mia autostima, anche se ci vollero molti anni prima che elaborassi la cosa e mi decidessi a tirare fuori i disegni dal cassetto per farli vedere in giro.


Mi raccontavi in passato che gran parte del tuo lavoro finisce all’estero. Come mai?

Ho un immaginario che qua viene poco compreso o apprezzato credo…Non me ne faccio chissà che cruccio eh. Ultimamente però sta andando meglio e lavoro con più realtà locali. Anche se la nazionalità di un cliente non è che mi importi molto, vedere riconosciuti e apprezzati i propri sforzi nel proprio paese e nella propria città fa comunque piacere.

E in l’Italia lavori con qualche azienda?

Continuativamente lavoro con Bastard, faccio qualche pezzo ad ogni collezione praticamente.

Parlando dell’Italia hai dei nomi di altri illustratori che rispetti e che stimi.

Immagino tu intenda di contemporanei, altrimenti sarebbe da citarne a dozzi! Di italiani molti attualmente, tra essi sicuramente Scarful e LRNZ. Oltre che due amici credo siano anche degli illustratori eccezionali.

Hai mai collaborato con Scarful e LRNZ ?

Si e no.
Nel senso: abbiamo collaborato su progetti antologici in cui c’eravamo tutti e due (ed è capitato anche che fossimo tutti e tre) ma mai sullo stesso pezzo, non in collaborazione, ognuno per fatti suoi.
Con LRNZ abbiamo avuto il primo studio di grafica assieme, abbiamo lavorato assieme per anni ma non come illustratori.
Con Scarful invece abbiamo progetti assieme prossimi venturi, di collaborazione più stretta.

Di stranieri invece?

Di stranieri Arik Roper, Dan Mcpharlin e Aaron Horkey.