Quattro chiacchiere con Camo

Quattro chiacchiere con Camo

camobrand

Camo rappresenta una delle realtà più interessanti nel mondo della moda, tanto da essere stato inserito nella TOP 4 dell’ultimo BBB secondo Highsnobiety e Selectism.

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di scambiare qualche battuta con Stefano Ughetti, fondatore ed ideatore del brand, cogliendo l’occasione per qualche domanda.

Perchè “Camo”, visto che nelle vostre collezioni di camouflage vero e proprio non vi è traccia?

CAMO e’ l’abbreviazione di “camouflage”, che significa: mascherato, mimetizzato. E’ pronunciato ugualmente in tutte le lingue del mondo ed è spesso utilizzato per indicare un determinato pattern di qualsivoglia prodotto. Compare comunemente tra le varianti di colore, ma a differenza di esse non lo è affatto; è bensì un concetto, un pensiero, un’idea. Generalmente lo si accosta ai pattern mimetici utilizzati dagli eserciti di tutto il mondo, ma nel nostro caso di bellicoso non vi è nulla. CAMO è la radice più semplice e pura della nostra “idea” e del nostro “progetto”.

Come nasce un capo Camo?

I capi delle collezioni CAMO utilizzano tessuti nati per scopi ben precisi e successivamente da noi modificati, perciò camuffati con altri significati raccontando le nostre ispirazioni e la nostra voglia di stupire e di mettersi in gioco rimanendo all’interno dei confini e delle regole dettate dalla società. Il nostro scopo non e’ vestire le persone , ma farle comunicare con ciò che indossano.

Tutti parlano di crisi e voi?

E noi ne abbiamo parlato nella nostra ultima collezione, infatti il tema non è l’ippica ma bensì l’ostacolo, sinonimo di crisi da superare.

Cosa speri per il futuro e cosa speri non vi accada mai?

Che vada tutto bene e spero vivamente che non accada mai il giorno in cui mi sveglio e non ho più idee.

Camo in 3 parole?

Bello per tutti.