Alan Braxe reminder

Alan Braxe reminder

Nel ricordarvi l’appuntamento di questa sera con Alan Braxe a L-Ektrica, vi facciamo leggere l’intervista realizzata all’artista dal L-Ektrica family.


Il tuo esordio risale al 1997 con il singolo “Vertigo” sull’etichetta Roulè di Thomas Bangalter. Come ti sei avvicinato alla musica elettronica e quali sono state le tue influenze?

Ho iniziato comprando mix 12″ verso la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90. Questa musica suonava così nuova, fresca, eccitante. Compravo dagli USA, dall’Inghilterra, dischi di gente tipo Master at Work, Todd Terry, LFO, Cajmere e molti altri, ero davvero compulsivo nell’acquisto di 12″. Andavo continuamente in giro per club e rave, così ho conosciuto Thomas Bangalter e Guy Manuel dei Daft Punk, i Micronauts, Gildas della Kitsunè etc. La scena era piuttosto ristretta all’epoca ed era facile incontrare un sacco di gente, tutti intenti a costruirsi una carriera in questa scena musicale. Io ho iniziato a produrre musica solo più tardi, nel ’97, con l’acquisto di un po’ di strumenti necessari, ho cominciato con lo scratch ma senza la minima idea di come si producesse un disco. Solo un mese dopo ho inviato i miei primi demos a Thomas Bangalter che ha deciso di pubblicare proprio “Vertigo”.

La leggenda racconta che nel 1998 al Rex Club di Parigi, tu e Thomas Bangalter avete creato una base durante un dj set e Benjamin Diamond, iniziò a cantarci sopra… nacque così la traccia più famosa del French Touch “Music Sound Better with You” e il vostro progetto “Stardust” (con video di Michel Gondry!). È tutto vero? E come mai dato l’enorme successo non avete proseguito insieme?

Dopo la realizzazione di “Vertigo” mi chiamarono per questo live di 30 min al Rex di Parigi e convinsi Benjamin Diamond e Thomas Banglater ad esibirsi con me. Io suonavo un campionatore EMU SP 1200, Thomas era alle tastiere e Benjamin alla voce. Sul finire dello show iniziammo a suonare questo sample da “Fate” di Chaka Khan, Benjamin e Thomas improvvisavano sul pezzo, io suonavo la batteria col campionatore. Ci siamo accorti subito di questa enorme reazione nel club e nel giro di poco tempo nello studio di Thomas abbiamo registrato il pezzo universalmente conosciuto come “Music Sounds Better With You”. La canzone si trasformò in una hit molto rapidamente, con ripetuti passaggi nelle radio nazionali di molti paesi europei. Ciò nonostante si decise di mantenere il progetto come un’esperienza unica e credo sia stata una buona scelta, quel pezzo è diventato davvero “unico”.

Negli anni ’90 il French Touch è stato uno dei fenomeni musicali più importanti. Tu, i Daft Punk, Cassius, Etienne de Crecy etc.. ma non solo basti pensare anche agli Air o ai Phoenix. In questi ultimi anni si è tornato nuovamente a parlare della Francia grazie al successo internazionale di etichette come la Ed Banger o la Institubes. Quali differenze e legami ci sono tra il vostro periodo e quello attuale?

Ho la sensazione che la nuova scena sia molto più “aggresiva” nel marketing e nella promozione. Musicalmente parlando ci sono differenze tra le due scene, ma la connotazione francese credo sia ancora molto riconoscibile.

Sei nel mondo della musica da più di 10 anni con grande successo, hai avuto molte collaborazioni e remixato tantis artisti, tra cui Goldfrapp e Royksopp, ma solo da un paio di anni hai deciso di inziare a suonare anche come dj. Come mai questa decisione è arrivata così tardi e com’è il tuo rapporto con il dancefloor?

Ad essere sincero in passato avevo un po’ di paura nell’affrontare il club in qualità di dj. “Produzione” e “Djing” sono due cose davvero molto diverse tra loro, ma molti amici mi chiedevano di provare, io ho solo seguito il loro suggerimento e credo che sia stato una scelta giusta. Mi piace suonare da dj, mi piace l’interazione con la gente, qualunque sia il tipo di club, anche piccolo, così come mi piacciono i grandi festival, è sempre un’esperienza nuova. Il mio set poi non è mai programmato in anticipo, così tutto suona sempre differente, amo la varietà, amo suonare generi e stili diversi. Quando un intero club impazzisce per la tua musica, questo ti riempie di gioia, è davvero un’esperienza straordinaria. L’ altro aspetto interessante è viaggiare per il mondo e conoscere gente nuova.

Il tuo ultimo album risale al 2005, “The Upper Cuts” contiene tutti i tuoi grandi successi tra cui “Intro” realizzata insieme a Fred Falke. Attualmente a cosa stai lavorando e quali sono i progetti per il futuro?

Ho tre obiettivi al momento. Il primo è di realizzare il mio primo album nel 2009. In dieci anni ho fatto moltissimi remix e singoli, da solo e in collaborazione, ma ora credo sia davvero arrivato il momento di lavorare a qualcosa di personale, mettere a fuoco un suono che sia solo mio. Il secondo obiettivo è di lavorare parecchio sulla mia etichetta Vulture, realizzare pezzi di artisti diversi su una base comune. L’ultima uscita a dicembre 2008 è stata quella di Sedat con 2 pezzi, intorno alla metà di febbraio usciranno altri due brani di Lifelike e poi ad aprile Das Glow (con un pezzo molto old school). A marzo una nuova band inglese chiamata Fenech Soler che pubblicherà il primo singolo su Vulture, il lato A del disco è una fantastica canzone electro/pop! Vorrei poi migliorare la distribuzione digitale rendendo disponibili i download sulle principali piattaforme in rete (continuando comunque a stampare 12”). L’ultimo obiettivo è quello di continuare a suonare da dj regolarmente e tenermi in contatto con la vita da club!!!