I Love Techno – un mese dopo

I Love Techno – un mese dopo

Grazie a tutti coloro (belghi) che non curanti di quello che gli succedeva attorno, hanno dato un grande contributo alla realizzazione del festival, continuando a vivere come fosse un giorno dei tanti. Grazie Grazie….e delle friterie…mhhh ne vogliamo parlare: EXCELLENT!
lo zozzzone insegna ILT sounds good led laser.

Stiamo parlando di un festival dove si aggiriavano intorno alle 35/40 mila persone

La breve missione I Love Techno, è passata da qualche settimana, e nonostante le troppe cose da fare, che normalmente creano amnesie e vuoti di memoria, questa volta difficilmente ci dimenticheremo di uno dei festival nordeuropei più grandi che si possono trovare. Così lasciamo qualche breve impressione a testimoniare il grande evento e i tre giorni trascorsi legati ad esso.
Intanto la line-up del festival quest’anno offriva parecchie alternative e generi da poter scegliere, sia per la techno più pura che per tutte le nuove contaminazioni del genere.
Sei gli spazi dedicati ai set ognuno con caratteristiche diverse di visual e illuminazione,
dancefloor molto spaziosi ma sfortunatamente a capienza limitata, tutto ciò costringeva a lunghe code all’ingresso e in qualche caso ad un totale divieto causa sovraffollamento.
I nostri spostamenti durante la serata sono stati tra l’orange room (ed.rec.) la blu room (LA Riots, Hot Chip, Digitalism, Booka Shade, Boys Noize, Tocadisco),e la switch room (Bloody Beetroots, Surkin, Brodinski). Il party per noi è iniziato con il live degli Hot Chip ed essendo stati i primi e anche i più attesi hanno dato una perfetta carica per tutta la nottata, il concerto non era sovraffollato ci si poteva muovere, saltare, chiacchierare…eravamo come già detto nella blue room, la sala più tecnologica interamente allestita con schermi di led luminosi che proiettavano giochi di colori che inevitabilmente coinvolgevano il pubblico.

Con molto dispiacere per questione di tempo abbiamo perso il set degli Underworld nella red room.
La switch room già nominata era quella centrale, diciamo un punto di passaggio per tutto il popolo di ILT. Una struttura circolare piazzata al centro della mega struttura che conteneveva il festival, chiusa da speciali tende insonorizzanti. Sugli schermi montati tutti in tondo, che completavano questa isola che non c’è, venivano proiettati le immagini di quello che accadeva sulle console delle altre sale, tramite apposite mini telecamere.
Tra i live che ci sono piaciuti particolarmente quello dei Booka Shade non ci ha delusi.

Un festival completo in tutti sensi. Ognuno poteva perdersi nei suoi suoni preferiti o sperimentare. Perfetto per puntualità e precisione di tutto il contorno, che molte volte distrugge l’atmosfera che dj e artisti creano con la loro musica.